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Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

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Tecnologia: puoi sempre contarci. Che ti lasci a piedi.

Posted by Walter su venerdì, 2 luglio 2010

Tempo di esami, piccolo ripasso di Probabilità&Statistica.

Walter deve andare da un cliente ma gli serve una stampa all’ultimo momento.
Sapendo che l’MTBF del disco del suo PC è di 20.000 ore e quello della stampante 7.000, calcolare la probabilità che per un malfunzionamento Walter debba uscire senza stampe. [Risposta: la probabilità è del 100%]

Non è per citarmi addosso, ma questo articolo sembra scritto ieri. Come dice Norman, accettiamo da software che paghiamo a peso d’oro difetti che rifiuteremmo indignati in un banale rasoio elettrico.

Un esempio? Proprio ieri mattina, devo fare una stampa al volo. Dopo più di vent’anni, dovrei sapere che tecnologia e fretta non vanno d’accordo, ma homo sum . Ad ogni modo, la stampa non è niente di che, sono due immagini scaricate dal web.

Lancio la stampa. Niente. Aspetto qualche minuto. Ancora niente. Apro la coda di stampa, il documento è lì. Vuoto la coda di stampa, non si vuota. Imprecazione, riavvia.

Secondo tentativo, stessa solfa. Indicazioni di problemi? Nessuna. Semplicemente, la stampa va in coda, e si ferma lì. Riavvia.

Terzo tentativo, con “l’altro” sistema operativo, stessa solfa. Spegni tutto ed esci. Arrivo dal cliente in anticipo, chiedo la cortesia di una stampa. Gli passo la chiavetta USB nuova, formattata di fresco, con su i file. Infila la chiavetta, il PC si inchioda.

Allora respiro a fondo, penso all'”effetto demo”, mi ripeto qualche massima filosofica, sorrido e si riprova. Alla fine ho attaccato l’Eee alla rete e ho stampato, lui era ancora lì che cercava di leggere la chiavetta. Non è questione di Windows contro Linux, il mio Linux in studio aveva fatto la stessa scena. E’ questione che la tecnologia funziona sempre peggio, ma a costi sempre maggiori, penso.

Torno a casa dandomi del disfattista, poi mi imbatto in una notiziola: l’iPhone 4 ha problemi di ricezione quando viene impugnato con la sinistra.

Qui stiamo parlando di un telefono da oltre €600. In lire, sarebbe un mese di stipendio per il piacere di telefonare (a pagamento, mica gratis).

Certo, è un gioiello di tecnologia e design. E quindi chi pretende di usarlo tenendolo, che so, in mano i problemi se li va a cercare, giusto? Un oggetto così sofisticato funziona meglio se collocato nell’apposito iAltar (€99, in vendita in Europa da fine Luglio) con l’utente genuflesso davanti.

Andiamo avanti così, facciamoci del male. Io intanto telefono con un Nokia1200. Che dite, non è uno smartphone? Vero, però è un telefono.

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Tutti finocchi col culo degli altri

Posted by Walter su venerdì, 15 maggio 2009

Siamo di fronte a dei campioni del libero mercato, a dei giganti della libera concorrenza:
Class action contro Google

Sentite qui:

Audrey Spangenberg, amministratore delegato della FirePond, facendo una ricerca su Google col nome della sua azienda, lo ha sì trovato in cima alla lista dei risultati, ma preceduto a sinistra dalle inserzioni delle società rivali, che hanno pagato Google per far comparire i loro messaggi pubblicitari ogni qualvolta qualcuno fa una ricerca col nome Firepond, un marchio registrato.

In pratica, la gentile signora Spangenberg si risente perché Google si permette di far comparire il suo Onorato Marchio assieme a quello dei suoi concorrenti, sicuramente gente vile, infida e immeritevole di pubblica attenzione.
Forse, secondo la Spangenberg, le finanziarie concorrenti dovrebbero comparire in ricerche come “ablazione tartaro canino”.

E già che ci siamo, le Pagine Gialle dovrebbero uscire in due edizioni: in una si trova solo Spangenberg, nell’altra tutto il resto del mondo.

A questo punto, forse un produttore di auto, o una banca, potrebbe esigere dai comuni italiani che nessun concorrente possa aprire una concessionaria o un’agenzia nella via (e perché non nel quartiere? o nel Comune?) dove già se ne trova una loro.

Perché invece far passare la sua azienda per un branco di fessi la gentile signora Spangenberg non ha semplicemente reso ai suoi concorrenti pan per focaccia? Dubbio terribile: magari non sapeva che si potesse fare?

E si noti: la Spangenberg non è nemmeno la prima a ritenersi “danneggiata”, altri hanno raggiunto “accordi con Google” presumibilmente per evitare che una ricerca del proprio nome commerciale conduca al reperimento di propri concorrenti: ossia la prima o la seconda cosa che un cliente vuole.

Siamo di fronte a una cretinata da Guinness, o all’ennesimo esempio di qualcuno che fa il paladino del libero mercato a patto di avere il monopolio?

O magari a tutte e due le cose?

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