Business Unusual Blog

Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Archive for the ‘Tacchi, Dadi e Datteri’ Category

Cose senza un posto dove stare

Tu chiamalo se vuoi libero mercato

Posted by Walter su martedì, 6 luglio 2010

Tre del pomeriggio, 32°C,  bar del centro.

(c)Dario Bressanini

Lattina di chinotto? No, solo in bottiglietta. Lattina di aranciata amara? No, solo bottiglietta. (Peccato che se hai sete una bottiglietta da 18cc sono due sorsi.) Chinotto alla spina manco a parlarne, sono cose da marziani.

Leggero turbamento. Riformulo la domanda:

D: CHE COSA @!$%# AVETE IN LATTINA?
R: Coca, Cocalight, Cocazero, Cocacherry, Cocadeca, e naturalmente Fanta e Sprite.

Ossia: posso avere qualsiasi bibita io voglia, purché prodotta dalla The Coca-Cola Company. E non in un bar. Finora ne ho girati sei, stessa storia.

Siamo sicuri che non ci sia un mercato per il chinotto in lattina o alla spina?

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Specchiarsi negli occhi degli altri

Posted by Walter su venerdì, 30 aprile 2010

Qualche sera fa ero alla proiezione de “Giallo a Milano”, uno splendido documentario di Sergio Basso.

Come sempre succede, un film che parla di “altri” è soprattutto un modo per capire qualcosa di sé. C’è stato un episodio del film che mi ha fatto gelare il sangue per la crudezza con cui dice a noi italiani cosa è diventato il nostro Paese.

Ho dovuto sincerarmi con il regista che la battuta fosse genuina, e non frutto degli autori. Siccome genuina lo è, la riporto.

Scena: marito e moglie, operai, a letto discutono se convenga tornare in Cina. Sono in Italia da molti anni, il figlio lo stanno crescendo i nonni laggiù. Il marito sarebbe per rientrare. La moglie obietta:

Vedi, ormai la Cina è più avanzata. Per stare là, devi avere una bella testa. Qui, lavoriamo sodo, ed è abbastanza.

In una frase c’è tutta l’Italia;  c’è il suo disprezzo dell’intelligenza, un Paese in cui il solo valore è il successo economico a prescindere.

Un Paese che trasuda l’orgoglio di essere ignoranti come scelta di vita, ma dove se hai una laurea e magari parli le lingue devi dirlo un po’ scusandoti, non sia mai che qualcuno si senta offeso. Se poi non solo hai una competenza ma pretendi di mettere in discussione lo statu quo sei automaticamente un sospetto, un rompicoglioni, uno che non sta al suo posto. Il tuo posto c’è già, qualcuno lo ha deciso per te, secondo da dove vieni e soprattutto chi conosci.

Ecco, in Italia devi saper stare al tuo posto, piegare la schiena e sorridere in attesa di qualche benevolente favore. Forse è per questo che non mi sento al mio posto.

Grazie a Sergio Basso e a Shi Yang, il protagonista.

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Nostalgia del futuro

Posted by Walter su mercoledì, 24 febbraio 2010

Matt Bors

Grande Bors. Si fa fatica a dire che il tanto decantato modello di business non sia proprio questo…

Sono il solo a pensare che quello che passa per l’apice del “social networking” oggi sia una cosina poverina?

Dai, possiamo fare di molto meglio di così: possiamo avere una socialità in rete degna di questo nome, anche se magari i siti non faranno tutti quei soldi con gli sponsor e le quotazioni in borsa.

Ooops! E se fosse quello il problema? 😉

La mia personalissima linea dell’evoluzione:

  • Web 1.0: dei tizi fanno un sito e fanno un sacco di soldi vendendo pubblicità.
  • Web 2.0: dei tizi fanno un sito “per comunità” e fanno un sacco di soldi vendendo pubblicità e usando gratuitamente gli utenti come agenti.
  • passa qualche tempo…
  • Web X.0: comunità online generano ricchezza per i loro partecipanti.

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Cos’è l’infografica

Posted by Walter su mercoledì, 17 febbraio 2010

Da vecchio appassionato di Tufte, ci sono ancora volte che si rimane senza parole

50 Years of Space Exploration - Adam Crowe

50 Years of Space Exploration (c) Adam Crowe

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Viva l’Italia

Posted by Walter su martedì, 2 giugno 2009

Oggi 2 giugno 2009 ero in Piazza del Popolo a Pesaro, proprio all’inizio della cerimonia per il 2 giugno.
Di solito piango a questo genere di cerimonie, perché il solo pensiero di cosa ha dovuto passare questo Paese e di come si è ridotto mi fa venire i goccioloni. Voglio dire che non si può conoscere anche poco della Grande Guerra , o la storia della Divisione Acqui e poi ritrovarsi oggi a sentirsi dire di essere guidati da un “buffone sciovinista” senza poter nemmeno controbattere.

Anche così, credevo ci fossero dei limiti di decenza che non sarebbero stati superati. Un minimo di senso della forma da parte di chi rappresenta le istituzioni. Mi sbagliavo.
Oggi ho assistito alla più desolante, patetica, vergognosa cerimonia del 2 giugno che mi sia capitato vedere.

Si può anche sopportare un governo di miserabili.
Si può anche sopportare di vivere in un Paese che ha perso ogni dignità.
Si può perfino sopportare il peggior inno della Terra, perché l’inno, come i genitori, uno non se lo sceglie.

Ma almeno il giorno della Festa della Repubblica, diobono, un minimo di senso della decenza. O anche niente, uno non è obbligato a fare una celebrazione se non gli va.

(semi-) Alti ufficiali (nel senso che tutt’al più qualche colonnello) che camminano avanti e indietro per la piazza d’armi come cazzo gli viene, tanto i reparti non sono ancora schierati, che sarà mai.
Un drappello interforze che arriva marciando con la bandiera come nemmeno i bambini dell’asilo (ragazzi, ve lo hanno mai spiegato cosa significa stare al passo?)
I vari reparti che arrivano da qui e da là, mentre quelli di prima spiegano la bandiera (quando qualcuno maneggia la bandiera si sta fermi, e che cazzo).
Non contento, il drappello interforze riesce perfino a far staccare la bandiera durante l’alzabandiera.
Infine, ma è una sintesi, i vari reparti che chiudono l’Inno di Mameli con un sonoro “Ué!!!”, che manco allo stadio.
No, non è finita. Dovevate vedere il picchetto d’onore interforze.
Se non ho sbagliato a contare erano Esercito, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Polizia Municipale; uno spettacolo: uno alto, uno basso, uno largo (assai), uno stretto, uno dritto, uno storto, e tutti che sembravano caduti dal cielo dentro la divisa e con l’arma in mano; al confronto l’Armata Brancaleone era uno spettacolo di marzialità. Giuro che nemmeno una filodrammatica scalcagnata avrebbe dato uno spettacolo così pietoso di sé e della divisa.

Vivi complimenti ai locali Comandanti di Esercito, Carabinieri, Polizia, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia Municipale; piangere di amarezza ci può anche stare, ma lacrimare di vergogna mi mancava.

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Bar Sport Alberoni

Posted by Walter su lunedì, 2 marzo 2009

Una moratoria per i giovani Spengano YouTube e chat: al confronto di quest’articoletto, al Grande Fratello sembrano tutti Socrate.

Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.

Geniale, no? Ma la mia preferita è questa:

La nuova generazione non ha radici, non ha fondamenti etici, non ha cultura né classica, né politica

Quanta verità. Io stesso non ricordo chi abbia detto che è meglio tacere e rischiare di passare per stupidi che parlare e togliere ogni dubbio.

PS
Sarebbe facile dire che, a quasi 80 anni, Alberoni stia rimbambendo. Ma siccome ci sono centenari che invece quando parlano c’è solo da imparare, è chiaro che il problema non è l’anagrafe, è il soggetto.

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Come riprendersi un’ora al giorno

Posted by Walter su lunedì, 3 settembre 2007

Tenendo sotto controllo il livello delle distrazioni mi sono ripreso un’ora di lavoro.

Di tanto in tanto mi faccio un checkup per vedere come spendo il mio tempo.
Dice, e a che ti serve? Ad allineare il tempo percepito e il tempo dell’orologio, meglio noto come vita? Troppo New Age. Diciamo che mi serve per ottimizzare l’uso del mio tempo e mantenere la massima efficienza nell’uso della mia risorse primarie, tempo e attenzione.

Come sia, ho raccolto i dati che mi servivano, li ho analizzati e ho concluso che sprecavo almeno un’ora al giorno. Perché? Perché il cervello ha un tempo di reazione. E se sono concentrato e mi distraggo, riprendere il filo richiede fra i cinque e i dieci minuti. Questo significa che un’ora di tempo sprecata sono non più di dodici distrazioni. E a te quante email, chiamate, avvisi e compagnia bella arrivano in una giornata-tipo?

Bene, identificato il problema il buon informatico è a metà dell’opera: come si recupera un’ora al giorno? Sostanzialmente riducendo le distrazioni, senonché in questo mondo la differenza fra qualcosa di utile e una distrazione è più contestuale che oggettiva. Ergo, ecco la mia ricetta, con tanto di spiegazioni:

  1. leggo i quotidiani online con un aggregatore RSS anziché dal loro sito;
    davvero a qualcuno può mancare la meravigliosa homepage di un nostro quotidiano? Inoltre, con un aggregatore, niente pubblicità, niente miniature con poppute varie e niente distrazioni (leggi: finire su un articolo di quelli “carini” di cui in fondo in fondo non ti importa una mazza); per contro, uno si accorge del livello abissale della nostra informazione, dove la cronaca più bieca riempie il 90% dello spazio e alle “nuove tecnologie” viene riservato lo stesso rigore che all’ultimo omicidio chic, e non è che sia un bell’accorgersi: vogliamo parlare di cosa passa per “notizia” in Italia? Ecco, appunto.
  2. dato che l’aggregatore è aperto, mi faccio subito un giro dei blog che leggo, e poi lo chiudo per almeno fino all’ora di pranzo
  3. stabilisco tempi e durata delle pause; perché tanto uno le pause le fa, ma se la pausa-sigaretta ha giocoforza una durata limitata, se mi metto a leggere i blog, posso perdere un’ora
  4. regolo il client di posta per scaricare la mail una volta l’ora: la mail è uno strumento asincrono, come la segreteria telefonica; chi ha bisogno di me subito deve trovare un altro canale, ad esempio un IM o il telefono
  5. sono “occupato” di default su Skype e instant messenger vari, e disponibile durante i compiti a bassa priorità, perché usare la rete non significa lavorare a tagli di tre minuti, né che chiunque abbia a priori diritto al mio tempo
  6. bloggo solo a inizio o fine giornata per non mandare all’aria l’agenda e, non dovendolo fare di fretta, poter riflettere su ciò che dico.

Così facendo ho recuperato circa 75 minuti, che perlopiù erano sprecati (50′ di distrazioni), e in parte sono stati spostati in momenti della giornata dove non interferiscono. C’è anche un vantaggio in più. Ora quando scrivo sul blog, esploro e mi informo, non ho l’angoscia di stare rubando tempo al resto del mio lavoro.

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Otium

Posted by Walter su venerdì, 10 agosto 2007

Sarò off-net fino al 24. Sonno, letture, passeggiate, diario, appunti e parlare con delle persone.
Vado in un posto senza mail, e dove accenderò il telefono quando mi ricordo. Penso che sia il più gran lusso che ci si possa permettere.
Passate una buona estate, chiunque voi siate, lasciate qualche pensiero se volete.

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Perché bloggare?

Posted by Walter su giovedì, 2 agosto 2007

Madonna Soccorso del Santuario Agostiniano di CartocetoPrima o poi tutti si finisce per chiederselo. Adesso tocca a me. Io scrivo per non esplodere. Mi guardo attorno e mi vedo circondato dall’idiozia rampante. E più rampa più porta successo. Non parlo di TV, che non ho più da sette anni, né della nostra classe politica.
Mi limito a parlare della nostra classe dirigente, i nostri imprenditori coi soldi degli altri, i nostri strateghi economici da Monòpoli (il gioco da tavolo, non la ridente località pugliese), e sopra a tutti quelli che parlano di Rete a vanvera, ossia quasi tutti quelli che ne parlano nei media.

E mi viene una depressione, una depressione mortale. Mi manca l’aria. Mi guardo attorno e mi chiedo: che fine ha fatto il pensiero razionale? Che fine ha fatto la competenza? Almeno il senso del ridicolo, quello si potrebbe avere? Pare di no.
E allora mi faccio coraggio da solo, e scrivo.
Scrivo per me. Scrivo perché la depressione è inutile, ma la rabbia è creativa. A volte la depressione è così forte che non riesci nemmeno ad arrabbiarti. Non serve a niente, non cambia nulla, ti fai solo il sangue amaro.

Beh, no. Mi sono stufato. Mi sono rotto. Me le sono sfrante.
Sono al lumicino, il prossimo passo è spalancare la finestra e urlare “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERÒ PIÙ”, come in “Quinto Potere”.

Ho deciso che voglio riprendere ad arrabbiarmi. Si strafotta il sangue amaro, meglio quello che mangiarsi il fegato.

Decido che preferisco arrabbiarmi così, senza apparente motivo oltre al fatto che il mondo è come è. E questi sono tempi da prendere i forconi e rimettere un po’ d’ordine. Solo che ai forconi non ci credo molto. La saggezza delle folle non si applica quando la folla è quella che sciama come le api, perché a quel punto valgono le dinamiche del branco, e il pensiero razionale te lo saluto.

Allora il blog è l’ultima spiaggia prima del forcone.
Visto che va tanto di moda tirare in ballo a vanvera la religione, allora io ateo scelgo per patrona di questo blog la Madonna del Soccorso, qui ritratta nel santuario Agostiniano di Cartoceto (PU).

Perché voglio ricordarmi che a volte, come una bella bastonata, non ce n’è proprio.

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Ben venga la class action

Posted by Walter su martedì, 17 luglio 2007

Non è tanto perché vengo dalla lettura di “La casta” di Stella e Rizzo e di “Come sopravvivere nella palude di Italiopoli” di Beha.

E’ proprio perché la class action è uno strumento necessario per mantenere il controllo di una democrazia in mano ai cittadini, di fronte a poteri economici che non possono non avere una controparte nella stessa categoria di peso. Pensiamo ai vari casi Parmalat, Telecom, e tutti quei casi in cui migliaia di persone vengono lese in gruppo ma sono poi obbligate ad agire da sole (e non tutti non sempre sono in grado di intraprendere un’azione legale).

Vedetela come un’infrastruttura del diritto.

Firma la petizione popolare a sostegno della Class Action!

Firma anche tu. Uno può essere tanti.

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