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Come fare business networking offline 2: il partecipante

Posted by Walter su venerdì, 23 aprile 2010

mano tesa in benvenutoQuando partecipi a un incontro di business networking non hai meno responsabilità e rischi di chi organizza l’incontro.

A questi incontri non vai per “trovare nuovi amici” o per passare una serata in compagnia, anche se entrambe le cose sono possibili (e graditi) effetti collaterali: questi incontri ti servono a generare opportunità professionali, (dette anche “di business” se vuoi un’immagine da Vero Uomo d’Affari). Detto in altri termini, è lavoro, non svago.

Quindi, affonta gli eventi di business networking come faresti con qualsiasi altro impegno di lavoro: preparazione, serietà e correttezza professionale.

Queste sono le regole Vannine per dimostrare che partecipi all’evento portando serietà e professionalità e distinguerti da chi non sapeva come altrimenti passare la serata.

  1. Iscriviti
  2. Sii puntuale
  3. Sii gentile, non opportunista
  4. Porta il badge per essere riconosciuto, non per fare il figo
  5. Dai il biglietto da visita
  6. Presentati in modo professionale
  7. Non monopolizzare
  8. Non tirartela, siamo tutti principi in esilio
  9. Mantieni i contatti
  10. Vieni per dare, non per ricevere

Regola 1: Iscriviti

Sì, ti devi iscrivere entro i termini prefissati. Presentarsi senza iscrizione è da dilettanti e crea problemi agli organizzatori. Considera i lati negativi di arrivare senza iscrizione:

  • se gli organizzatori sono ferrei, arriverai a giochi iniziati, facendo la figura del dilettante
  • se gli organizzatori sono laschi, contribuirai al ritardo generale, e non è un gran modo di farsi benvolere
  • ci saranno più persone del previsto per la sala, i materiali e il buffet
  • ti ritroverai con un badge scritto a mano (e tu vai lì per metterti in mostra, no?)
  • nove volte su dieci il tuo nome si leggerà a malapena da vicino e il tuo incarico sarà illeggibile
  • non comparirai nell’elenco dei partecipanti (quindi finirai nel dimenticatoio).

Regola 2: Sii puntuale

Vai a un incontro per trovare opportunità di collaborazione e arrivi tardi? Non stupirti se le persone non saranno troppo inclini a considerarti affidabile. Arrivare in ritardo è da dilettanti; potresti anche ricevere qualche occhiataccia, sempre che qualcuno si accorga che sei arrivato…

Dici, che saranno mai dieci minuti? Sono il segno che appartieni a una cultura dove le scadenze e le responsabilità vengono interpretate invece che rispettate.
Vuoi innovare, no? Allora comincia a dimostrare che non sei un italiano da film di Sordi.

Regola 3: Sii gentile, non opportunista

Ricordati che chi ha il potere non ha bisogno di ostentarlo, quindi guardati dalle prime impressioni. Tu forse pensi di sapere quali sono le persone “giuste” da conoscere, e vorresti concentrarti solo su di loro. Ripensaci, è una fesseria. Per favore, niente occhiatacce al concorrente, saluti distratti alla segretaria e genuflessioni all’Amministratore delegato, saluta tutti con lo stesso calore e dimostra lo stesso interesse. E non solo perché il l’AD può dirti di prendere un appuntamento, ma è la segretaria a fissartelo, ma anche per quella dignità che sarebbe ora di riportare nelle relazioni di lavoro. Quanto al concorrente, non sai mai da dove potrebbe arrivarti un’opportunità.

Siamo in Italia, terra dell’inciucio, purtroppo. Ma networking non è l’ennesima combriccola di furbini.

Networking è conoscersi fra persone, valutarsi, “annusarsi”, per far nascere collaborazioni migliori. Networking è capacità, non entrature, è che in italia siamo disabituati a ragionare sulle capacità. Il punto debole delle collaborazioni di lavoro è proprio la compatibilità interpersonale, unita al fatto che molte persone si sanno vendere a più di quanto valgono.

A un incontro di networking vieni valutato per quello che dimostri di essere, oltre che per quello che sai fare, perché un rapporto d’affari senza fiducia è a rischio.

Ad ogni modo, alla fine, ognuno si trova con gente che gli assomiglia;  quindi se vieni per fare il più furbo del mazzo potresti trovare qualcuno che cerca un furbone. Vedi tu…

Regola 4: Porta il badge per essere riconosciuto, non per essere figo

Capiamoci: lo scopo del badge è di dire a chi ti sta vicino come ti chiami e cosa fai, prima che tu glielo debba dire a voce. Punto. Quindi l’ideale…

…per gli uomini: dove lo appendi il badge? Alla cintura? Alla tasca dei pantaloni? Guarda che non è la pistola da cowboy e la gente non si entusiasma a guardarti il pacco. Quindi non verrai notato e nessuno ti si presenterà spontaneamente. Un ottimo modo di ridurre le possibilità di fare incontri interessanti.

…per le donne: il centro della scollatura sembra fatto apposta per la clip, lo so, ma considera che tipo di segnale stai mandando. Il decolleté di una signora non è un’area corporea neutra, nemmeno di ‘sti tempi. I laidi faranno la coda per la visuale, la gente seria sarà infastidita da certi mezzucci. Decidi tu che tipo di opportunità vai cercando.

Per tutti: posizioni NO

  • in tasca (non scherzo, l’ho visto fare)
  • appeso alla tasca
  • alla cintura
  • appeso alla cartella/borsa/borsello
  • appeso in fondo alla giacca
  • al collo con un portapass (si legge male, e forzare l’interlocutore ad abbassare lo sguardo non ti genera reazioni positive)

Per tutti: posizioni SI

  • al collo della camicia
  • al bavero della giacca
  • fra il primo e il secondo bottone (dall’alto) della camicia

ossia nella regione fra il collo e lo sterno, neutra per entrambi i sessi e perfettamente visibile anche a distanza.

Regola 5: Dài il biglietto da visita

Portati i biglietti da visita. E distribuiscili. Se hai paura di finirli: per cosa credi che servano, oltre che essere dati in giro?

Domani tutti saranno tornati in ufficio, quanti credi si ricorderanno di te senza avere il tuo biglietto? Se non li hai, fatteli fare. Quello che vuoi è che domani si ricordino ancora di te. E dagli una mano!

Ora che li hai portati ‘sti biglietti dàlli, non stare ad aspettare che l’altro te lo chieda, potresti essere tu il più interessato dei due, almeno all’inizio.

Lo so, è un po’ umiliante ammettere il proprio interesse chiedendo il biglietto da visita dell’altro; anch’io vorrei che quando entro la gente mi corresse incontro bramosa, ma non siamo Brad Pitt.

C’è un modo per far sentire l’altro in dovere di darti un suo biglietto: dagli per primo il tuo.

Regola 6: Presentati e congedati in modo professionale

Scegli una persona qualsiasi, avvicinati, saluta e porgi subito il tuo biglietto. Poi una normale stretta di mano (mettici convinzione, ma senza stritolare) e un po’ di convenevoli.

  • approccio — sì: cortesia con tutti ; no: servilismo e opportunismo (serie “con la nostra faccia sotto i vostri piedi”)
  • autopresentazione — sì: naturalezza; no: trombonate
  • congedo — sì: saluta e vai; no: “allora ci risentiamo, eh? ma davvero, eh? ma davvero davvero, eh?”.  L’attenzione te la devi prendere (dimostrando ciò che sei), non implorarla.

Siamo tutti lì per vedere chi c’è e cosa può venirne fuori,

Potresti arrivare presto alla conclusione che dall’incontro, professionalmente parlando, non verrà fuori niente. Non c’è niente di male, lo ha già capito anche il tuo interlocutore: non interrompere un discorso a metà per fiondarti verso un’altro obiettivo, è da burini. Concludi la conversazione con grazia e vedrai che sarete in due a voler prendere altre strade. A quel punto non c’è bisogno di addurre scuse, chiuderla lì è quello che tutti e due desiderate: ringrazia, saluta e sarete liberi. Non c’è niente di male in un minimo di educazione e decenza.

Regola 7: Non monopolizzare, tieni aperte le conversazioni

OK, hai trovato un contatto che ti sembra promettente:

  • non spingerlo in un angolo della sala per “lavorartelo” non sei nel tuo ufficio
  • non inchiodarlo con una conversazione fluviale
  • fai parlare quanto parli tu, ti serve a conoscerlo meglio e a non passare per il solito megalomane
  • invita altri nella conversazione, dimostrerai
    • che non hai timore di confrontarti
    • che ti interessa il tuo interlocutore.

Regola 8: Non tirartela, siamo tutti prìncipi in esilio

Certo, sei il miglior manager/sistemista/venditore/evangelistasocialmedia in circolazione, ma se sei così figo, cosa ci fai qui?

Detto in altri termini: anche a te fa comodo espandere la rete delle tue conoscenze, quindi a che pro atteggiarti come se fossi il dono di Dio all’incontro? Se ti sforzi tanto, magari è perché non sei così sicuro? O magari sei sicuro ma sei uno di quelli che non può fare a meno di farlo pesare ogni minuto? E poi credimi,  all’incontro c’è di certo qualcuno con più competenza di te. Anche se così non fosse, non fare il bambino, non giocare a chi ce l’ha più lungo.

[Nota per le partecipanti: nel precedente paragrafo l’attributo maschile viene considerato come categoria ontologica, non anatomica. Quindi riguarda anche voi.]

Questi incontri sono una vetrina per le tue competenze, certo ma anche per il tuo stile relazionale. Credi che ci siano molti clienti/datori di lavoro che vogliono tirarsi in casa il tipo  appiccicoso/martellante? Il lavoro è già abbastanza complicato anche senza avere a che fare con dei rompipalle.

Regola 9: Mantieni i contatti

I contatti di lavoro sono persone. Se le consideri voci in uno schedario, da tirare fuori quando ti serve, ti ritroverai circondato da gente dello stesso tipo –per dire che non finirai in buona compagnia.

Quindi, dopo l’incontro, mantieni i contatti. Il modo migliore è ovviamente di connettersi su LinkedIn, che è lì apposta, e fare ogni tanto due righe o una telefonata in risposta a un loro update: un cambio di posizione, uno status…

Essere connessi suLinkedIn non ti fa “fare networking”, te lo rende solo più semplice, dandoti un report settimanale di cosa succede a quelli che conosci. Quando poi lo sai, sta a te farne qualcosa.

Regola 10: Vieni per dare, non per ricevere

Un incontro di networking è come una di quelle cene dove ciascuno porta qualcosa; tu quale vorresti essere:

  • quello che arriva a mani vuote (“ho fatto tardi/ho trovato chiuso/sapevo che ci avrebbe pensato qualcun altro”)
  • quello che porta una bottiglia di finta cocacola e mangia per tre (“siamo così tanti che di roba ne avanzerà”)
  • quello che arriva con una montagna di roba e ti obbliga a ingozzarti (“ci ho messo tutti i sentimenti”)
  • quello che tira fuori una schifezza immonda, però “esclusiva” (“non immaginate, a Cortina ne vanno tutti pazzi”)
  • quello che semplicemente porta qualcosa di buono e adatto alla serata.

Puoi scegliere qualsiasi ruolo ti piaccia, ma ricorda che ti resterà attaccato.

I gruppi di social networking sono solo gruppi di persone con un supporto tecnologico. Il valore del gruppo dipende dal valore che ciascuno dei componenti è disposto a metterci, nelle piccole come nelle grandi cose:

  • non sentirti al disopra di dare una mano a mettere a posto le sedie, all’inizio e/o alla fine
  • se pensi di saper fare qualcosa di utile per questo incontro o i prossimi, offriti
  • se hai delle idee che potrebbero tornare utili, condividile.

Non si può sapere da che parte verranno i guadagni di domani. A questi incontri seminiamo; domani qualcuno raccoglierà. Forse noi, forse altri, ma il terreno rimarrà fertile per tutti.

Non c’è niente di certo, tranne che riceverai più di quanto darai.

Benvenuto fra noi.

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Una Risposta to “Come fare business networking offline 2: il partecipante”

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Walter Vannini. Walter Vannini said: Come fare business networking offline 2: il partecipante: http://wp.me/p4M4O-2a […]

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