Business Unusual Blog

Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Archive for agosto 2007

Otium

Posted by Walter su venerdì, 10 agosto 2007

Sarò off-net fino al 24. Sonno, letture, passeggiate, diario, appunti e parlare con delle persone.
Vado in un posto senza mail, e dove accenderò il telefono quando mi ricordo. Penso che sia il più gran lusso che ci si possa permettere.
Passate una buona estate, chiunque voi siate, lasciate qualche pensiero se volete.

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Creatività “giapponese” e produttività “americana”

Posted by Walter su venerdì, 10 agosto 2007

Il mio Maestro mi insegnò il concetto di “creatività giapponese”. Era la prima metà degli anni ’80, e all’epoca lo spauracchio economico dell’Occidente era il Giappone. Il segreto dell’apparentemente inesauribile creatività nipponica, ci spiegò, era molto semplice:

prendete un oggetto qualsiasi; trovate una funzione che la categoria dell’oggetto non contempla; aggiungete la funzione. Ecco un oggetto che nessuno si aspetterebbe.

È incredibile la quantità di “innovazioni” che possano essere ricondotte a questo metodo di creatività meccanica. E proprio il suo essere meccanica ci spiega il reale valore intrinseco di questo tipo di “creatività”, a parte la sorpresa: zero. Gli oggetti prodotto con la “creatività giapponese” sono “carini”, ma non creativi.

La cosa divertente è la categoria della “creatività giapponese” non ha nulla a che vedere con il Giappone in sé, è semplicemente uno strumento utile per valutare le cose del mondo, senza essere annebbiati da quanto ci sorprendono.

È divertente applicare questo strumento a tanta “creatività” che ci circonda. I tanto declamati oggetti “di design”, per dirne una. O, per rimanere in un territorio familiare, le funzionalità dei software. Tutti sappiamo di usare forse il 20% delle funzionalità del nostro word processor/foglio elettronico/software di disegno/CMS. Eppure abbiamo la vaga convinzione che quelle funzionalità siano lì per un motivo “profondo”, che qualcuno ci abbia pensato e abbia deciso che sì, senza non si poteva proprio fare. Forse se ci riflettiamo un poco potremmo avere qualche sorpresa

Non so perché mi è venuto in mente questo aneddoto, pensando al modo di lavorare dominante di questo periodo: il famoso “always on”. Sembra ormai consolidato che in una riunione di lavoro chi non parla parli al cellulare, smaltisca la mail sul palmare, blogghi o quant’altro.
Sono il primo a propendere per la “augmented reality”, ma bisogna intendersi: avere la possibilità di confrontarsi con i dati non significa derogare al dovere di analizzarli. Il valore di un interlocutore non sta nel fatto che possa citare Wikipedia a volontà, ma in ciò che riesce a dire con le informazioni che raccoglie.

Purtroppo, siamo culturalmente molto al disotto di quello che il nostro tempo richiede. Crediamo ancora che portare il dizionario, o la calcolatrice, all’esame costituisca un vantaggio. E purtroppo molti nostri esami (a scuola e nella vita) sono congegnati proprio per valutare l’erudizione, non la comprensione. Per esempio crediamo che il vero manager sia quello che, fra una mail una chiamata e una bloggata, prende decisioni al volo. Questo management reattivo impazza: a breve termine, essere reattivi e testardi paga, perché qualcun altro cerca di metterci una pezza. Poi però i nodi vengono a galla. Al momento, le soluzioni preferite sembrano essere dello stesso tipo di quella che ha generato il problema: decisioni istantanee e tanta tanta insistenza nel portarle avanti. Il management reattivo è il cancro della società dell’informazione, l’apoteosi della mediocrità. Io credo che la facilità di accesso alle informazioni e agli strumenti di comunicazione porterà col tempo a un altro tipo di sbocco: a constatare che le cose non sono mai semplici come appaiono, e che riflettere prima di decidere è fondamentale.

Molto, molto tempo fa si diceva che ogni problema ha una soluzione semplice, veloce e sbagliata. Mai come oggi mi sembra vero.

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Perché bloggare?

Posted by Walter su giovedì, 2 agosto 2007

Madonna Soccorso del Santuario Agostiniano di CartocetoPrima o poi tutti si finisce per chiederselo. Adesso tocca a me. Io scrivo per non esplodere. Mi guardo attorno e mi vedo circondato dall’idiozia rampante. E più rampa più porta successo. Non parlo di TV, che non ho più da sette anni, né della nostra classe politica.
Mi limito a parlare della nostra classe dirigente, i nostri imprenditori coi soldi degli altri, i nostri strateghi economici da Monòpoli (il gioco da tavolo, non la ridente località pugliese), e sopra a tutti quelli che parlano di Rete a vanvera, ossia quasi tutti quelli che ne parlano nei media.

E mi viene una depressione, una depressione mortale. Mi manca l’aria. Mi guardo attorno e mi chiedo: che fine ha fatto il pensiero razionale? Che fine ha fatto la competenza? Almeno il senso del ridicolo, quello si potrebbe avere? Pare di no.
E allora mi faccio coraggio da solo, e scrivo.
Scrivo per me. Scrivo perché la depressione è inutile, ma la rabbia è creativa. A volte la depressione è così forte che non riesci nemmeno ad arrabbiarti. Non serve a niente, non cambia nulla, ti fai solo il sangue amaro.

Beh, no. Mi sono stufato. Mi sono rotto. Me le sono sfrante.
Sono al lumicino, il prossimo passo è spalancare la finestra e urlare “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERÒ PIÙ”, come in “Quinto Potere”.

Ho deciso che voglio riprendere ad arrabbiarmi. Si strafotta il sangue amaro, meglio quello che mangiarsi il fegato.

Decido che preferisco arrabbiarmi così, senza apparente motivo oltre al fatto che il mondo è come è. E questi sono tempi da prendere i forconi e rimettere un po’ d’ordine. Solo che ai forconi non ci credo molto. La saggezza delle folle non si applica quando la folla è quella che sciama come le api, perché a quel punto valgono le dinamiche del branco, e il pensiero razionale te lo saluto.

Allora il blog è l’ultima spiaggia prima del forcone.
Visto che va tanto di moda tirare in ballo a vanvera la religione, allora io ateo scelgo per patrona di questo blog la Madonna del Soccorso, qui ritratta nel santuario Agostiniano di Cartoceto (PU).

Perché voglio ricordarmi che a volte, come una bella bastonata, non ce n’è proprio.

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