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Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Ritalia: armiamoci e partite?

Posted by Walter su giovedì, 5 aprile 2007

Ci sono più di 300 iscritti, al RItaliaCamp, più tutti quelli che hanno postato piani di scandalo sui molti blog dedicati all’argomento, più i molti che hanno letto e sottoscritto Scandalo Italiano.

  Ma a Milano eravamo non più di 200. Non più di venti presentazioni. Un po’ poco per un evento dove “non ci sono spettatori”; dov’erano gli altri? Finirà tutto in fumo, come al solito? Non lo so, ma so che ne è valsa la pena (e con 9 ore di treno lo intendo anche in senso letterale). Credo che scandalizzarsi (italianamente o meno) costi in fondo poco, è il nostro sport nazionale. Ma alcune volte bisogna mostrare un po’ di coerenza. Un po’ di rispetto per se stessi, per ciò in cui si dice di credere.

  Anche nel Paese di Arlecchino ci sono momenti in cui si deve andare al di là del semplice spernacchio a fondo perduto. Sì, sarà necessario andare a fondo della questione e rispondere a due domande:

  1. come ha potuto un progetto così scadente andare online?
  2. come possiamo evitare che questo si ripeta?

Non sono domande oziose, sono il centro della questione. Ne riparleremo presto. Ad ogni modo sabato eravamo lì, chi da Milano chi da fuori, senza sponsor, per mettere il nostro tempo dove avevamo messo le nostre parole.

  Chi ce l’ha fatto fare? Molti anni fa assistei a uno di quegli incontri orientativi per la scelta del corso di Laurea. Parlava il prof. Degli Antoni. Io mi sarei iscritto ad Agraria, pensavo, ma, visto che i computer erano di moda, perché non sentire cosa fosse questa laurea in Informatica che avevano appena aperto. E Degli Antoni disse: 

l’informatica è la scienza e l’arte di risolvere i problemi, usando, quando serve, un computer  

e da quel momento fui un Informatico.

   Partecipare a RItalia ha a che fare con il guardarsi allo specchio ogni mattina. E nel Paese dove da quindici anni chiunque e il suo cane si mette a “fare l’informatico”, pasticciando siti web, accrocchiando reti, pigiando tasti un tanto al chilo, mi è parso di cogliere i primi segni, finalmente, di una professione che sta acquisendo coscienza di sé.

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