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Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Gli ostacoli di Ritalia. 1: Todos caballeros

Posted by Walter su mercoledì, 28 marzo 2007

Torniamo a parlare di Italia.it e di RItalia.

  • Italia.it è il classico carrozzone all’italiana, 45 milioni e 5 anni spesi per un portalucolo di turismo indegno, per fattura e contenuti, di una proloco di Capracotta
  • RItalia è un’idea nuova, dinamica, radicale: raccogliere persone solo sulla base della loro competenza e dei loro interessi e lasciare che decidano il da farsi, coordinandosi con gli strumenti di oggi: wiki, blog, …

RItalia, proprio per il modo in cui si pone, raccoglie un campione significativo del meglio che l’Italia ha da dire riguardo al Web.

Ritalia si incontra “in carne” a Milano e “in virtuale” in Second Life il prossimo sabato 31 marzo. Il successo dell’iniziativa, che con sprezzo della tradizione italica non si concentra sui difetti ma mira a proposte concrete, è anche il segnale che occorre prestare attenzione.

Oggi parliamo dei problemi più esteriori, domani di quelli più strutturali. Superandoli tutti, RItalia potrebbe cambiare molto più che un portale fallimentare.

Vediamo i fatti.

  1. un ex project manager di Italia.it, Marco Ottolini, dimissionario, si unisce al gruppo di lavoro, e viene accolto entusiasticamente; però, per sua stessa ammissione:
    • non è sua intenzione attaccare il progetto di cui era consulente né tantomeno l’AD di Innovazione Italia (quello che le consulenze le approva, per dire) (link)
    • si è dimesso e non è stato licenziato (link)
    • viene da chiedersi a che titolo si unisca a un progetto nato come reazione al suo operato, considerato che cercare di qualificarsi come revisore del proprio lavoro sarebbe di pessimo gusto (a proposito, quale vantaggio trarrebbe RItalia dalla sua presentazione strategica: il senno di poi?)
  2. IBM Italia, capofila del progetto, corre anch’essa in soccorso del vincitore e si dichiara aperta al confronto. Lo scopo? pura bontà: Italia.it dev’essere dunque un progetto che unisce e non che divide, dicono nel comunicato. A me sembra un modo elegante di dire “vogliamo mettere il nostro cappello su RItalia”.

Ora, facili ironie a parte, io vedo alcuni problemi di fondo:

  • se Italia.it ha delle pecche (e ne ha, sotto ogni punto di vista) chi vi ha partecipato può tutt’al più essere chiamato a riparare, ma non dovrebbe avere voce in capitolo su come e cosa vada riparato
  • se RItalia.it vuole veramente concentrarsi sulle soluzioni e non sui problemi, la presenza “al tavolo” dei responsabili del disastro è inutile e fuorviante: non interessa sapere perché certi errori sono stati commessi, né quale sia l’opinione dei responsabili su come risolverli
  • la “disponibilità al confronto” a valle di un disastro di cui si è direttamente responsabili non può costituire né attenuante né titolo di merito
  • “unire e non dividere” non significa niente, se non che si cerca di buttarla a tarallucci e vino; chi fa un danno e chi cerca di porvi rimedio sono concettualmente separati

In sostanza, mi sembra che si voglia sfruttare lo spirito di apertura della comunità dei blogger e di internet contro i suoi stessi interessi: todos caballeros, un bel “volemose bbene” all’italiana, con il quale i responsabili del disastro prima mettono il cappello sulla sua scoperta, e poi magari ottengono un secondo incarico per coprirlo, godendo anche di mesi-uomo di consulenza gratuita e di una rinnovata verginità. Tutti vincono. Todos caballeros.

Fantapolitica? Quanti di quelli che partecipano a RItalia direbbero di no a una consulenza biannuale per il remake di Italia.it se i lavori venissero riappaltati agli stessi che l’hanno fatto? E quanti sarebbero contenti di buttare sul tavolo le proprie idee per far sì che i soliti noti (stiamo parlando di appalti in fondo) si facciano pagare (una prima o una seconda volta non importa) per realizzarle?

Sentite Ottolini parlare della sua adesione a RItalia:

un nuovo progetto Italia.it, questa volta nelle mani di gente “competente”, senza fini di lucro e probabilmente senza costi, sul modello collaborativo di Linux

A parte le virgolette che richiederebbero qualche chiarimento, scusate un attimo:

in che senso “probabilmente senza costi”?

Se la comunità saprà resistere a questo richiamo delle sirene, sarebbe il segno che esiste un’altra Italia: in quell’Italia io ancora ci credo.

Domani parliamo dei modi in cui si può (si deve!) resistere. Questo Paese merita di meglio.

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