Business Unusual Blog

Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Archive for marzo 2007

Le Marche avanzano. E i Marchigiani?

Posted by Walter su giovedì, 29 marzo 2007

Stamane la Regione Marche (Assessorato all’Informatica) ha presentato lo stato del progetto Marche-Way, la rete a banda larga per PA, sanità pubblica e protezione civile.

Interessante. Il backbone a 155Mb copre la larga parte delle aree montane (le Comunità Montane sono fra i partecipanti al progetto) e garantisce:

  • alle Pubbliche Amministrazioni videoconferenze, accesso remoto agli archivi (ad es. il catasto) e maggiore rapidità nella erogazione di servizi al cittadino
  • alla sanità una infrastruttura su cui sviluppare telediagnosi, telemedicina, telericette (ad es. per le farmacie)
  • alla Protezione Civile una infrastruttura di comunicazione più resiliente rispetto a quella telefonica e alla vecchia rete in radiofrequenza.

L’unico peccato è che Marche-Way non fornisce connettività direttamente ai cittadini. Ma a dirla tutta dai cittadini, forse imbolsiti da decenni di SIP/TelecomItalia, non arrivano poi queste enormi pressioni per avere la banda larga. Ed è un peccato, speriamo che con l’esempio di Marche-Way migliorino.

Marche-Way non sarà banda-larga-per-tutti, ma almeno stavolta la Pubblica Amministrazione sta affrontando seriamente la questione del proprio Digital Divide con i comuni dell’interno delle Marche.

E la costa? Cosa fanno i nostri imprenditori? Quando vado a parlare di banda larga e WiFi per l’impresa sento tanti “ma” e tanti “se”, tante lamentele su come la mancanza di infrastrutture frena l’impresa; per contro, vedo anche molto timore di affrontare davvero il problema e costruire (e magari rivendere, non è quello, l’impresa?) quello che Telecom promette da anni e ancora non si vede.

All’impresa serve la banda larga? Dipende se interessa:

  • risparmiare sulle chiamate telefoniche (VoIP)?
  • potenziare la forza vendita con strumenti per gestire appuntamenti e contatti (CRM) on the road e trasmettere gli ordini senza tornare in sede o mandare fax (ERP)?
  • abbattere i costi di gestione permettendo a una parte del personale di telelavorare?
  • velocizzare gli ordini dei clienti e garantire miglior supporto post-vendita (e-commerce B2B, CRM, sistemi di Ticketing)?

In questi casi direi che la banda larga serve.

In tutti gli altri casi si può restarsene tranquillamente seduti a guardare il proprio mercato sparire.

Qualsiasi cosa produciate, in Cina o in India possono produrlo a meno, su quello non esiste competizione. Ma i clienti non comprano solo sulla base del prezzo, e un uso oculato delle tecnologie migliora il servizio che forniamo ai nostri clienti. Anche quello conta, e molto.

La competizione solo sui prezzi non continuerà indefinitamente perché con l’aumento di una ricchezza di una nazione aumentano anche le esigenze della sua popolazione.

Fra pochi anni produrre in Cina non sarà più conveniente come adesso.

Fra pochi anni chi avrà saputo adeguarsi e innovare sarà non solo rimasto sul mercato, ma sarà in vantaggio. Ma deve essere lungimirante ora.

Pensateci…

Posted in Infrastrutture per il Paese | Leave a Comment »

Il movimento TM

Posted by Walter su giovedì, 29 marzo 2007

L’Architetto Attilio Vitali, pesarese, ha dato un nome a un insieme di canoni estetico-architetturali che permeano la nostra cultura, al punto da costituire un vero e proprio stile, o forse un movimento, che va sotto l’acronimo di “Stile TM.

Come sempre, una formalizzazione brillante è applicabile anche ad ambiti diversi da quello in cui viene originariamente sviluppata. In particolare, vedo il movimento TM vivo e attivo nella progettazione IT, e raggiungere i suoi vertici nella progettazione Web.

Parlare di progettazione, e in particolare di progettazione Web, è spesso difficile se vi trovate davanti un informatico dato che, invariabilmente, il discorso finisce sull’usabilità. L’informatico lamenterà puntualmente come la mancanza di usabilità di un progetto Web ne mini il valore d’uso, faccia lievitare i costi e in ultima analisi dissipi le risorse devolute al progetto.

A questo punto, il responsabile del design ha vita facile a dismettere queste pedanterie per quello che sono: “un sito bello, d’effetto, mica si può farlo tutto perfettamente squadrato per avere l’usabilità”. Un’affermazione che dovrebbe entrare di diritto nelle raccolte di non sequitur.

Questo genere di incomprensione ci consente di mettere in luce un certo numero di tendenze, o dettami, che fanno capo proprio al movimento TM:

I dettami del movimento TM per il Web

  1. un sito Web efficace deve essere bello e d’effetto e comunicare emozioni
  2. la bellezza di un sito è l’emozione immediata che se ne trae
  3. l’usabilità è in competizione con l’estetica, l’emozione, l’appeal
  4. l’usabilità appiattisce il design e frustra la creatività
  5. la pretesa di valutare un sito secondo criteri misurabili e oggettivi denota la palese ignoranza delle esigenze dell’intelligenza emotiva
  6. l’usabilità rappresenta costi cui non corrispondono benefici tangibili, è un divertimento da ingegneri.

Trovo che l’avere portato alla luce il movimento TM nella nostra cultura permetta finalmente di dare un’ordinamento formale a dettami e tendenze che troppo spesso e con troppa leggerezza si volevano attribuire al caso, o a fattori non volontari.

P.S.

Scusate, sono ricaduto nel maledetto vizio degli informatici di parlare per acronimi. Il nome completo dello stile, o movimento, TM è Tardo Mentale.

Rimando per la formalizzazione completa alla ricerca (e relativo sito Web) di imminente pubblicazione dell’Architetto Attilio Vitali, partner dello Studio HZS di Firenze.

P.P.S.

Trovo che questo esempio terminale permetta di valutare chiaramente quali sono i reali costi dell’usabilità o della sua mancanza. A chi sostenga che si tratta di tutt’altro settore e che non ha nulla a che vedere con il Web, posso solo dire che la progettazione è tale indipendentemente dall’oggetto progettato e far notare che una parte sempre maggiore delle nostre Aziende e Pubbliche Amministrazioni, per applicazioni semplici come per applicazioni mission critical, si basa su interfacce Web.

Posted in Usabilita' | Leave a Comment »

Gli ostacoli di Ritalia. 1: Todos caballeros

Posted by Walter su mercoledì, 28 marzo 2007

Torniamo a parlare di Italia.it e di RItalia.

  • Italia.it è il classico carrozzone all’italiana, 45 milioni e 5 anni spesi per un portalucolo di turismo indegno, per fattura e contenuti, di una proloco di Capracotta
  • RItalia è un’idea nuova, dinamica, radicale: raccogliere persone solo sulla base della loro competenza e dei loro interessi e lasciare che decidano il da farsi, coordinandosi con gli strumenti di oggi: wiki, blog, …

RItalia, proprio per il modo in cui si pone, raccoglie un campione significativo del meglio che l’Italia ha da dire riguardo al Web.

Ritalia si incontra “in carne” a Milano e “in virtuale” in Second Life il prossimo sabato 31 marzo. Il successo dell’iniziativa, che con sprezzo della tradizione italica non si concentra sui difetti ma mira a proposte concrete, è anche il segnale che occorre prestare attenzione.

Oggi parliamo dei problemi più esteriori, domani di quelli più strutturali. Superandoli tutti, RItalia potrebbe cambiare molto più che un portale fallimentare.

Vediamo i fatti.

  1. un ex project manager di Italia.it, Marco Ottolini, dimissionario, si unisce al gruppo di lavoro, e viene accolto entusiasticamente; però, per sua stessa ammissione:
    • non è sua intenzione attaccare il progetto di cui era consulente né tantomeno l’AD di Innovazione Italia (quello che le consulenze le approva, per dire) (link)
    • si è dimesso e non è stato licenziato (link)
    • viene da chiedersi a che titolo si unisca a un progetto nato come reazione al suo operato, considerato che cercare di qualificarsi come revisore del proprio lavoro sarebbe di pessimo gusto (a proposito, quale vantaggio trarrebbe RItalia dalla sua presentazione strategica: il senno di poi?)
  2. IBM Italia, capofila del progetto, corre anch’essa in soccorso del vincitore e si dichiara aperta al confronto. Lo scopo? pura bontà: Italia.it dev’essere dunque un progetto che unisce e non che divide, dicono nel comunicato. A me sembra un modo elegante di dire “vogliamo mettere il nostro cappello su RItalia”.

Ora, facili ironie a parte, io vedo alcuni problemi di fondo:

  • se Italia.it ha delle pecche (e ne ha, sotto ogni punto di vista) chi vi ha partecipato può tutt’al più essere chiamato a riparare, ma non dovrebbe avere voce in capitolo su come e cosa vada riparato
  • se RItalia.it vuole veramente concentrarsi sulle soluzioni e non sui problemi, la presenza “al tavolo” dei responsabili del disastro è inutile e fuorviante: non interessa sapere perché certi errori sono stati commessi, né quale sia l’opinione dei responsabili su come risolverli
  • la “disponibilità al confronto” a valle di un disastro di cui si è direttamente responsabili non può costituire né attenuante né titolo di merito
  • “unire e non dividere” non significa niente, se non che si cerca di buttarla a tarallucci e vino; chi fa un danno e chi cerca di porvi rimedio sono concettualmente separati

In sostanza, mi sembra che si voglia sfruttare lo spirito di apertura della comunità dei blogger e di internet contro i suoi stessi interessi: todos caballeros, un bel “volemose bbene” all’italiana, con il quale i responsabili del disastro prima mettono il cappello sulla sua scoperta, e poi magari ottengono un secondo incarico per coprirlo, godendo anche di mesi-uomo di consulenza gratuita e di una rinnovata verginità. Tutti vincono. Todos caballeros.

Fantapolitica? Quanti di quelli che partecipano a RItalia direbbero di no a una consulenza biannuale per il remake di Italia.it se i lavori venissero riappaltati agli stessi che l’hanno fatto? E quanti sarebbero contenti di buttare sul tavolo le proprie idee per far sì che i soliti noti (stiamo parlando di appalti in fondo) si facciano pagare (una prima o una seconda volta non importa) per realizzarle?

Sentite Ottolini parlare della sua adesione a RItalia:

un nuovo progetto Italia.it, questa volta nelle mani di gente “competente”, senza fini di lucro e probabilmente senza costi, sul modello collaborativo di Linux

A parte le virgolette che richiederebbero qualche chiarimento, scusate un attimo:

in che senso “probabilmente senza costi”?

Se la comunità saprà resistere a questo richiamo delle sirene, sarebbe il segno che esiste un’altra Italia: in quell’Italia io ancora ci credo.

Domani parliamo dei modi in cui si può (si deve!) resistere. Questo Paese merita di meglio.

Posted in Italia.it e Ritalia, Usabilita' | Leave a Comment »

Informatica e elezioni

Posted by Walter su venerdì, 23 marzo 2007

Lo sforzo per ammodernare questo Paese non si ferma, nonostante chiunque desideri possa trovare tutti i motivi del mondo per smettere.

L’Assoprovider alza la testa e cerca di assicurarsi che il prossimo governo colga un sottile dettaglio, finora ignorato: che un mercato, per essere tale, deve contare più di un operatore.

Allo stesso tempo, oltremanica ci si preoccupa che le PA non si leghino mani e piedi a un unico fornitore. Un esempio che anche da noi si potrebbe (dovrebbe?) seguire, al di là di qualsiasi discorso ideologico.

Posted in Politiche tecnologiche | Leave a Comment »

Banda larga, please

Posted by Walter su venerdì, 23 marzo 2007

Come avrebbe detto l’Ispettore Callaghan, ci sono due possibilità:

  1. o banda larga, e allora possiamo ancora pensare a un’Europa che abbia un ruolo nell’evoluzione sociale, economica e tecnologica
  2. o non c’è un’altra possibilità

Posted in Politiche tecnologiche | Leave a Comment »

Ansa.it – Internet – Italiani arretrati su uso media

Posted by Walter su giovedì, 22 marzo 2007

Siamo arretrati nell’uso dei media (ma direi delle tecnologie in generale)?

Ma sì, è notizia vecchia e trita, anche se si riscopre a ogni sondaggio.

Ma in un sondaggio le conclusioni non possono essere più illuminanti delle domande, e in un paese dominato dall’analfabetismo digitale è difficile che qualcuno se ne esca con un sondaggio intelligente sulle tecnologie.

Ma un sondaggio banale può servire a scoprire quali domande interessanti non sono state poste. Ci dicono che siamo ultimi nell’uso di tutti i media. Bene, chissene. Secondo me, a parte l’ovvio, non vuol dire granché. Ma i media non sono tutti uguali.

E invece, a che posto siamo nell’uso preferenziale dei media digitali rispetto a quelli tradizionali? Quanti siamo a usare carta e internet e a lasciar perdere la televisione?

Posted in Infrastrutture per il Paese, Politiche tecnologiche | Leave a Comment »

Italia.it siamo noi

Posted by Walter su mercoledì, 14 marzo 2007

Domanda retorica:
è possibile che l’obbrobrio italia.it non sia un caso isolato ma solo il risultato più eclatante di una cultura del Web che in Italia stenta ancora ad emergere?

Risposta scontata: . Guardiamoci attorno, quanti siti aziendali conosciamo che…:

  • sono difficili da navigare
  • hanno un grafica a scelta fra noiosa, ostica, pretenziosa, confusionaria
  • trovarci qualcosa è un’impresa
  • propinano mezz’ora di pubblicità prima di farci navigare
  • visti una volta te li dimentichi, tanto non ci puoi fare nulla?

E’ anche vero che la tecnologia è sempre in evoluzione, ma questo fatto banale è stato preso come scusa dagli incompetenti per vendere fumo. Se anche nella tecnologia “tutto scorre”, ecco le Tre Leggi Vannine del Web:

  1. chi visita un sito ha un bisogno
  2. la qualità della soddisfazione di quel bisogno determina il successo del sito
  3. ogni altro sito è a un solo clic di distanza.

… e il vostro sito come sta?

Posted in Italia.it e Ritalia | Leave a Comment »

Come bruciare 40 milioni sul Web: Italia.it

Posted by Walter su mercoledì, 7 marzo 2007

Oh bella, hanno lanciato il portale Italia.it e non me n’ero accorto!
Giudizio breve: Italia.it è un baraccone vergognoso, progettato male e realizzato peggio.
Giudizio articolato:

  • tecnicamente, Italia.it è realizzato nel dispregio degli standard professionali
    • ecco cosa pensa il validatore del W3C riguardo alla homepage delle Marche
      (la homepage del portale non è validabile a causa del suo tempo di caricamento abnorme);
    • il design è quanto meno scadente, le informazioni sono quasi sempre fuori vista, l’uso ossessivo di immagini di testata spreca quantità enormi di prezioso spazio-schermo
    • i testi, vergognosamente ricopiati dalle guide De Agostini, si dividono fra mortalmente lunghi o criminalmente brevi, e comunque sempre privi di formattazione che aiuti la lettura veloce della pagina
  • i contenuti sono di una povertà disperante, quando non del tutto scandalosi, e comunque isolati (prenotare o comprare, per quanto cose nominalmente possibili, erano idee lontanissime dalla mente del progettista, e si vede…)
    • la scheda ufficiale del parmigiano reggiano, che troverebbe un trattamento migliore perfino nei depliant delle gite in pullman con dimostrazione di pentole
    • la scheda di Roma, ditemi voi se riuscite a leggerla fino ad arrivare alle informazioni su chi contattare. E dopo averle lette, ditemi quanto ci mettereste a trovarne di più precise con, che so, Expedia
  • l’immagine del “Paese di qualità” è quella di cinquant’anni fa, e non si sono nemmeno presi la briga di cercare delle immagini decenti: d’accordo che sarebbe un portale turistico, ma l’Italia qualche passo avanti da “chitarra-mandolino-baffi neri” o da “mafia-pizza-spaghetti” l’avrà pur fatto? A quanto pare no, nell’Italia “di qualità” ci sono solo casali in collina, vecchi con la coppola seduti a prendere il sole e campi fioriti. Non un vero borgo, non un’opera d’arte meno che trita, niente.

E il logo. Ogni parola sarebbe superflua, ma vorrei lo stesso ricordare che:

  1. la forma dell’Italia è uno stivale (non un’ocarina)
  2. i colori della bandiera nazionale sono verde bianco e rosso (non rosso bianco e verde)

In rete è nato il progetto rItalia, che coagula una comunità aperta di sviluppatori e contributori.
Primo obiettivo: un documento di specifiche condivise e accettate. Se solo ci avesse pensato il Ministro Stanca anni fa.

Grazie per ciò che fate, mi unisco a voi.

Italia.it è costato 40 milioni di euro. E non serve a niente. Cosa imparare da questo flop milionario? Prima di tutto che un progetto simile non può fare a meno del pubblico scrutinio.

E poche altre cose, semplici regole che solo quelli di italia.it sembrano ignorare:

  1. un budget non fa un progetto
  2. riempire pagine non è sviluppare contenuti
  3. raccattare fotografie banali non è promuovere un’immagine

PS Mi occupo di revisione Web (Web Assessment/Web Usability Review/Usability Engineering) dal 1996

Posted in Italia.it e Ritalia | Leave a Comment »