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Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

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Net neutrality, la grande assente dell’estate

Posted by Walter su venerdì, 29 settembre 2006

Mi è parso che, nel grande bailamme di dibattiti, feste, convegni, incontri e quant’altro dell’estate, ci sia stato un grande tema assente: la neutralità della rete. Un tema che prende le prime pagine all’estero da mesi, su cui si scrive di continuo, da noi non viene quasi menzionato. Quantomeno non lo è stato da nessun politico di rilievo, direi. Forse perché da noi la politica è un’attività autoreferenziale, forse perché in pochi altri paesi del mondo il livello di analfabetismo digitale è così alto.

Cos’è la Net Neutrality? L’idea è semplice: chi possiede una strada non può decidere anche cosa ci transita, avrebbe troppi interessi a favorire questo o quello, a seconda delle proprie convenienze, per poter esprimere un parere genuino.

In altre parole, un mercato (il traffico sulla strada) può esistere solo se tutti gli attori sono più o meno alla pari. E chi ha una posizione di dominio non può giocare alla pari.

Cosa significa neutralità della Rete in Italia? Vediamo: abbiamo un ex monopolista (Telecom), un certo numero di aspiranti concorrenti, che per fornire il proprio servizio (diciamo che ne so, ADSL) devono chiedere “permesso” a Telecom, e un Paese dove parlare di infrastruttura telematica nazionale significa farsi un fegato così.

Un bell’esempio di rete non neutra che ho sentito: la rete cellulare. Se volete lanciarvi nel business dei servizi ai cellulari dovete chiedere a Vodafone, TIM, 3, o Wind. E loro decidono se gli interessa veicolare il vostro servizio o no. La rete cellulare non è neutra.

E Internet? E’ neutra? Quasi. I bit nascerebbero tutti uguali, ma già i grandi operatori si stanno muovendo per discriminare il traffico sulla base dei loro interessi. Un esempio? Io ti dò la linea ADSL, ma se vuoi telefonare con Skype, diciamo, devi pagare un extra; e se vuoi usare un applicativo peer-to-peer non te lo lascio fare; se vuoi usare la Webcam, puoi farlo solo con il software che ti vendo io.

Non è chiaro? Facciamo un’analogia: io ti vendo un’auto, ma la puoi usare solo fino alle 22; senno’ mi paghi un extra; alla radio prendi solo Radio Maria; se invece vuoi appartarti con la tua donna, non puoi.

Questo non è libero mercato, è paternalismo tecnologico usato per nascondere interessi lesivi della concorrenza e del mercato, come se questo Paese non avese già abbastanza zavorre.

Nel corso degli ultimi mesi, un gruppo di professionisti del settore ha operato a una proposta di iniziative sulle politiche di gestione dei Digital Media. Il gruppo si chiama DMIN (Digital Media in Italy). La proposta parla di diritti digitali, IPTV, VOIP, neutralità della rete. Mi onoro di appartenere a questo gruppo, anche se il lavoro mi ha impedito un qualche ruolo di rilievo. La proposta è stata presentata pochi giorni fa e non ha “padrini”, il che nel nostro Paese è una curiosa anomalia. Che ne dite di darle un’occhiata (html, pdf)?

Poi magari ne parliamo.

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