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Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Archive for giugno 2006

Blogsit this! (aka personale e non cedibile)

Posted by Walter su lunedì, 26 giugno 2006

Questo articolo di Repubblica parla di blogsitter, una professione apparentemente emergente. Il sito/servizio cui l’articolo (editoriale? 🙂 ) si riferisce senza nominarlo è l’omonimo blogsitter.net.

Io ritengo che il valore di un blog (sto parlando di blog, non di un generico feed RSS) sia nell’essere personale e aperiodico.

Mi spiego meglio: io vado sul tuo blog perché mi interessa il mondo visto con i tuoi occhi, non con quelli del tuo addetto stampa. Ti leggo, ti scrivo e mi rispondi. One to one, come si dice.

L’idea di tornare all’intermediazione mi semba di una superficialità inconcepibile, ma sarei pronto a scommettere che in questo nostro povero Paese di gente e Aziende tanto importanti e tanto impegnate saranno in molti a volere il blog per poveri di spirito, in outsourcing; anche perché, come accadeva qualche anno fa con i siti Web, “non so esattamente cosa farmene, ma ce l’hanno tutti…”.

Blog sitter: il tuo blog personale con la personalità di qualcun altro.

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Fratelli d’Italia (?)

Posted by Walter su giovedì, 22 giugno 2006

Sono il solo a trovare patetico questo spuntar di patrii vessilli a ogni balcone?
Niente di personale contro il tifare per il proprio Paese, ma mi riferisco al fatto che il 2 giugno, o il 4 novembre, se giri per la città e non passi davanti al Municipio o qualche scuola, non trovi un tricolore nemmeno a pagarlo.

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Silenzio per scelta, parole per scelta. Come vedo la Società dell’Informazione

Posted by Walter su mercoledì, 7 giugno 2006

I blog sono solo l’ultimo tentativo che la nostra cultura sta facendo per separare le informazioni dagli interessi commerciali.

Questa separazione è vitale per una Società dell’Informazione degna di questo nome.

Mi sembra che, con tutto il parlare che si fa di Società dell’Informazione, molti fra noi abbiano ancora una visione ingenua dei media. Se è vero che l’esigenza di diffondere le informazioni è esistita molto prima della nascita dei mezzi di comunicazione di massa, oggi i media vanno molto al di là della loro missione iniziale. Possiamo dirci con una certa franchezza che i media attuali assolvono due compiti primari:

  1. perpetuare la propria esistenza
  2. servire gli interessi di chi li finanzia (alias “vendere il pubblico agli inserzionisti”)

assolti i quali, le energie e il tempo che restano vengono dedicate alla effettiva diffusione delle informazioni, previo filtro sulla base dei filtri che ho appena indicato

Questo particolare approccio permette di spiegare molte cose:

  • la prevalenza di notizie ed eventi del tutto marginali quali sport, cronache mondane, “omicidi dell’estate”, “mostri”, ecc.
  • il progressivo marginalizzarsi dei contenuti forti: analisi, investigazione, critica sociale, politica ed economica
  • il concentrarsi ossessivamente su dettagli perdendo di vista la complessità degli argomenti.

In pratica, i media servono nell’ordine se stessi, i propri finanziatori e solo in ultima istanza il lettore/spettatore/cliente. Questo dovrebbe consentirci una visione più distaccata di quanto vediamo e sentiamo succedere. Se i giornali non dovessero riempire quaranta pagine da rivendere ai pubblicitari ogni giorno, insisterebbero così tanto con quel chiacchiericcio da portinaie di cui si riempiono?

Rendiamoci conto che molte cosiddette notizie sono spesso uno riempitivo, necessario al giornale/telegiornale/sito per vantare una maggiore dimensione e, quindi, aspirare a un maggiore ricavo pubblicitario.

In tutto questo che ruolo hanno i cosiddetti “nuovi” media?

Un denominatore comune lega Usenet ai siti di notizie ai blog: il tentativo di portare il sistema mediatico una volta per tutte nell’era dell’informazione. Questo può avvenire solo a due condizioni:

  1. sganciare le notizie dagli interessi economici che gli stanno dietro, ovvero rendere esplicito il legittimo interesse dietro una “notizia”
  2. abbandonare il problema di “riempire lo spazio”, dare notizie quando ce ne sono.

Il modello mediatico che difendo da quasi dieci anni è esattamente questo: aperiodico e stratificato (la buona vecchia regola dei fatti separati dalle opinioni separati dagli interessi separati dalla necessità di riempire lo spazio). Questo non significa negare lo spazio alle opinioni. Significa riconoscere che un’opinione, un interesse economico e una notizia sono tre cose distinte.

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