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E’ possibile fare impresa in Italia?

Posted by Walter su lunedì, 24 aprile 2006

“Come si fa a lavorare in Italia se la nostra connessione di rete cade nove volte in tre settimane?” si dispera uno studio di animazione italiano che si permette di vendere i propri prodotti alla Disney. Parliamo della Rainbow di Iginio Straffi, padre delle Winx e di Monster Allergy (per i nati prima del 1995, sono un cartone animato di enorme successo in onda in Italia su RaiDue e nel mondo in un centinaio di emittenti), e la notizia compare sul “Resto del Carlino – Pesaro” di domenica 23 aprile 2006.

Sembra l’occasione ideale per partire alla carica di Telecom, grazie alle cui politiche buona parte dell’Italia profonda (la Rainbow ha la dubbia colpa di risiedere a Loreto anziché, diciamo, a Roma) non ha (ancora!) connessioni *DSL, e quando le ha… Ma se vogliamo analizzare freddamente la questione, possiamo trarne alcuni spunti interessanti:

  1. Straffi ha ragione a lamentarsi: per un’azienda del terziario la Rete è una risorsa aziendale primaria, ma
  2. il mercato delle telecomunicazioni è privatizzato (per quanto privatizzato male), e il concetto di servizio universale non vale più; in altre parole avere un certo servizio, ad esempio ADSL, non è un diritto ma è qualcosa che si negozia col fornitore (o in casi fortunati si esige)
  3. lamentarsi non serve a nulla, poiché esiste un contratto; la questione è se solo queste interruzioni sono compatibili per il contratto oppure no
  4. se le interruzioni sono compatibili con il contratto, Straffi dovrebbe esigere un livello di servizio migliore
  5. se le interruzioni sono incompatibili con il contratto, Straffi dovrebbe semplicemente adire le vie legali
  6. nessuno è obbligato ad accettare supinamente le politiche commerciali di Telecom (che non è più monopolista ma il cui controllo sulle infrastrutture rende inesistente la concorrenza al difuori delle principali aree urbane, e quindi necessaria l’iniziativa dei diretti interessati), tanto meno chi, come un imprenditore, può allocare o raccogliere capitali da investire.

Quest’ultimo è proprio il punto cruciale: i nostri imprenditori devono prendere l’iniziativa. Sì la congiuntura, sì le infrastrutture, sì il momento politico eccetera. Ma fare impresa non è solo fare buoni prodotti: è anche creare un ambiente per produrli e venderli, se questo ambiente non c’è. Olivetti, Mattei, Agnelli, Falck e tutti i nostri imprenditori storici non si sono limitati a fare girare le loro aziende. Hanno costruito mense per le maestranze, scuole per i loro figli, atenei per i loro tecnici, strade, acquedotti, città intere. Certo, qualche costo l’hanno pagato. Certo, qualche mano dalla Pubblica Amministrazione l’hanno avuta. Ma oggi compaiono nei libri di testo della Bocconi non per quanto hanno speso di proprio o fatto spendere allo Stato, ma perché, di fronte al rischio di creare cattedrali nel deserto, hanno deciso di far fiorire il deserto.

Se esiste un’etica degli affari, è questa, non quella dei ciarlatani da prima pagina che pretendono di farsi classe dirigente sotto la bandiera assoluta del proprio portafoglio.

Torniamo a bomba: che deve fare il nostro signor Winx? Se una risorsa è vitale (e la Rete per un’azienda di quel genere lo è), non può dipendere da un solo fornitore. E come si fa a mettere in ridondanza la Rete? Si decide di investire:

  1. una connessione Internet satellitare è possibile su tutto il territorio italiano; ha una banda limitata, ma più che sufficiente, ad esempio, per la posta elettronica
  2. ci si garantisce un secondo approvvigionamento di banda larga: scommettiamo che entro venti chilometri da Loreto c’è la fibra ottica? Da quel punto si può lanciare una portante wireless; magari laser, così non può essere intercettata e non inquina
  3. una volta che l’infrastruttura è in piedi, Rainbow (o una sua emanazione ad hoc) potrebbe tranquillamente diventare fornitore di accesso in banda larga (WISP) anche per il pubblico e altre aziende locali: un ottimo modo per rientrare dei costi
  4. per andare sul sicuro, si dovrebbe usare anche un sistema di VPO (Virtual Press Office) per garantire la survivability della propria infrastruttura di comunicazione.

Fantascienza? No, è realizzabile oggi, e già realizzato in alcune parti d’Italia. A una frazione di quello che costa dipendere da una infrastuttura inaffidabile e dalle politiche commerciali di un operatore che non è esattamente famoso per il livello del servizio.

Le possibilità tecnologiche non mancano, nemmeno in questo Paese, dobbiamo metterle in contatto con le nostre idee.

Lasciamo da parte la nostra abitudine provinciale di lamentarci, questo è il Paese in cui abbiamo scelto di vivere e lavorare: rimbocchiamoci le maniche e portiamolo all’altezza delle nostre aspettative.
Se possiamo vendere cartoni animati a Disney, possiamo anche fare reti in barba a Telecom…

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