Business Unusual Blog

Usabilità e appunti per un'informatica post-autistica

Sviste (?)

Posted by Walter su giovedì, 26 agosto 2010

Per tutta la giornata di ieri e questa mattina, il sito di Repubblica ha ripreso un look molto primi anni ’90, sembrava di essere tornati a Mosaic, se non fosse che mancava lo sfondo grigio. A occhio e croce, qualcosa nel foglio stile non funzionava, magari per un qualche problema con Javascript. Leggi il seguito di questo post »

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Tu chiamalo se vuoi libero mercato

Posted by Walter su martedì, 6 luglio 2010

Tre del pomeriggio, 32°C,  bar del centro.

(c)Dario Bressanini

Lattina di chinotto? No, solo in bottiglietta. Lattina di aranciata amara? No, solo bottiglietta. (Peccato che se hai sete una bottiglietta da 18cc sono due sorsi.) Chinotto alla spina manco a parlarne, sono cose da marziani.

Leggero turbamento. Riformulo la domanda:

D: CHE COSA @!$%# AVETE IN LATTINA?
R: Coca, Cocalight, Cocazero, Cocacherry, Cocadeca, e naturalmente Fanta e Sprite.

Ossia: posso avere qualsiasi bibita io voglia, purché prodotta dalla The Coca-Cola Company. E non in un bar. Finora ne ho girati sei, stessa storia.

Siamo sicuri che non ci sia un mercato per il chinotto in lattina o alla spina?

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Tecnologia: puoi sempre contarci. Che ti lasci a piedi.

Posted by Walter su venerdì, 2 luglio 2010

Tempo di esami, piccolo ripasso di Probabilità&Statistica.

Walter deve andare da un cliente ma gli serve una stampa all’ultimo momento.
Sapendo che l’MTBF del disco del suo PC è di 20.000 ore e quello della stampante 7.000, calcolare la probabilità che per un malfunzionamento Walter debba uscire senza stampe. [Risposta: la probabilità è del 100%]

Non è per citarmi addosso, ma questo articolo sembra scritto ieri. Come dice Norman, accettiamo da software che paghiamo a peso d’oro difetti che rifiuteremmo indignati in un banale rasoio elettrico.

Un esempio? Proprio ieri mattina, devo fare una stampa al volo. Dopo più di vent’anni, dovrei sapere che tecnologia e fretta non vanno d’accordo, ma homo sum . Ad ogni modo, la stampa non è niente di che, sono due immagini scaricate dal web.

Lancio la stampa. Niente. Aspetto qualche minuto. Ancora niente. Apro la coda di stampa, il documento è lì. Vuoto la coda di stampa, non si vuota. Imprecazione, riavvia.

Secondo tentativo, stessa solfa. Indicazioni di problemi? Nessuna. Semplicemente, la stampa va in coda, e si ferma lì. Riavvia.

Terzo tentativo, con “l’altro” sistema operativo, stessa solfa. Spegni tutto ed esci. Arrivo dal cliente in anticipo, chiedo la cortesia di una stampa. Gli passo la chiavetta USB nuova, formattata di fresco, con su i file. Infila la chiavetta, il PC si inchioda.

Allora respiro a fondo, penso all'”effetto demo”, mi ripeto qualche massima filosofica, sorrido e si riprova. Alla fine ho attaccato l’Eee alla rete e ho stampato, lui era ancora lì che cercava di leggere la chiavetta. Non è questione di Windows contro Linux, il mio Linux in studio aveva fatto la stessa scena. E’ questione che la tecnologia funziona sempre peggio, ma a costi sempre maggiori, penso.

Torno a casa dandomi del disfattista, poi mi imbatto in una notiziola: l’iPhone 4 ha problemi di ricezione quando viene impugnato con la sinistra.

Qui stiamo parlando di un telefono da oltre €600. In lire, sarebbe un mese di stipendio per il piacere di telefonare (a pagamento, mica gratis).

Certo, è un gioiello di tecnologia e design. E quindi chi pretende di usarlo tenendolo, che so, in mano i problemi se li va a cercare, giusto? Un oggetto così sofisticato funziona meglio se collocato nell’apposito iAltar (€99, in vendita in Europa da fine Luglio) con l’utente genuflesso davanti.

Andiamo avanti così, facciamoci del male. Io intanto telefono con un Nokia1200. Che dite, non è uno smartphone? Vero, però è un telefono.

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Specchiarsi negli occhi degli altri

Posted by Walter su venerdì, 30 aprile 2010

Qualche sera fa ero alla proiezione de “Giallo a Milano”, uno splendido documentario di Sergio Basso.

Come sempre succede, un film che parla di “altri” è soprattutto un modo per capire qualcosa di sé. C’è stato un episodio del film che mi ha fatto gelare il sangue per la crudezza con cui dice a noi italiani cosa è diventato il nostro Paese.

Ho dovuto sincerarmi con il regista che la battuta fosse genuina, e non frutto degli autori. Siccome genuina lo è, la riporto.

Scena: marito e moglie, operai, a letto discutono se convenga tornare in Cina. Sono in Italia da molti anni, il figlio lo stanno crescendo i nonni laggiù. Il marito sarebbe per rientrare. La moglie obietta:

Vedi, ormai la Cina è più avanzata. Per stare là, devi avere una bella testa. Qui, lavoriamo sodo, ed è abbastanza.

In una frase c’è tutta l’Italia;  c’è il suo disprezzo dell’intelligenza, un Paese in cui il solo valore è il successo economico a prescindere.

Un Paese che trasuda l’orgoglio di essere ignoranti come scelta di vita, ma dove se hai una laurea e magari parli le lingue devi dirlo un po’ scusandoti, non sia mai che qualcuno si senta offeso. Se poi non solo hai una competenza ma pretendi di mettere in discussione lo statu quo sei automaticamente un sospetto, un rompicoglioni, uno che non sta al suo posto. Il tuo posto c’è già, qualcuno lo ha deciso per te, secondo da dove vieni e soprattutto chi conosci.

Ecco, in Italia devi saper stare al tuo posto, piegare la schiena e sorridere in attesa di qualche benevolente favore. Forse è per questo che non mi sento al mio posto.

Grazie a Sergio Basso e a Shi Yang, il protagonista.

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Come fare business networking offline 2: il partecipante

Posted by Walter su venerdì, 23 aprile 2010

mano tesa in benvenutoQuando partecipi a un incontro di business networking non hai meno responsabilità e rischi di chi organizza l’incontro.

A questi incontri non vai per “trovare nuovi amici” o per passare una serata in compagnia, anche se entrambe le cose sono possibili (e graditi) effetti collaterali: questi incontri ti servono a generare opportunità professionali, (dette anche “di business” se vuoi un’immagine da Vero Uomo d’Affari). Detto in altri termini, è lavoro, non svago.

Quindi, affonta gli eventi di business networking come faresti con qualsiasi altro impegno di lavoro: preparazione, serietà e correttezza professionale.

Queste sono le regole Vannine per dimostrare che partecipi all’evento portando serietà e professionalità e distinguerti da chi non sapeva come altrimenti passare la serata.

  1. Iscriviti
  2. Sii puntuale
  3. Sii gentile, non opportunista
  4. Porta il badge per essere riconosciuto, non per fare il figo
  5. Dai il biglietto da visita
  6. Presentati in modo professionale
  7. Non monopolizzare
  8. Non tirartela, siamo tutti principi in esilio
  9. Mantieni i contatti
  10. Vieni per dare, non per ricevere

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Nostalgia del futuro

Posted by Walter su mercoledì, 24 febbraio 2010

Matt Bors

Grande Bors. Si fa fatica a dire che il tanto decantato modello di business non sia proprio questo…

Sono il solo a pensare che quello che passa per l’apice del “social networking” oggi sia una cosina poverina?

Dai, possiamo fare di molto meglio di così: possiamo avere una socialità in rete degna di questo nome, anche se magari i siti non faranno tutti quei soldi con gli sponsor e le quotazioni in borsa.

Ooops! E se fosse quello il problema? 😉

La mia personalissima linea dell’evoluzione:

  • Web 1.0: dei tizi fanno un sito e fanno un sacco di soldi vendendo pubblicità.
  • Web 2.0: dei tizi fanno un sito “per comunità” e fanno un sacco di soldi vendendo pubblicità e usando gratuitamente gli utenti come agenti.
  • passa qualche tempo…
  • Web X.0: comunità online generano ricchezza per i loro partecipanti.

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Come fare business networking offline 1: l’organizzazione

Posted by Walter su lunedì, 22 febbraio 2010

networking diagramDa un paio  d’anni è tutto uno spuntare di business club, di gruppi informali di networking, di BarCamp, di declinazioni territoriali di LinkedIn, cene-Facebook, serate Ignite, e chi più ne ha più ne metta.

Scopo dichiarato: innovare, condividere, creare opportunità di contatto e di business. Ne frequento un certo numero e ci sono belle opportunità, partecipanti e argomenti interessanti. L’efficacia di questi incontri, però, è determinata dalla qualità dell’organizzazione. E questa, spesso, è amatoriale. Piena di entusiasmo e di energia e buona fede, ma amatoriale. Oggi ci sono centinaia di gruppi di business networking sul territorio; fra due o tre anni saranno rimasti solo quelli che offrono professionalità ai partecipanti. Spero che il tuo sia fra quelli.

I formati variano e i nomi pullullano, ma l’idea di fondo è semplice:

    • ci troviamo
    • per fare un po’ di autopromozione (autopresentazioni e/o presentazioni formali)
    • e vedere se possiamo fare di più insieme di quanto facciamo da soli.

      Queste sono le Regole Vannine per organizzare professionalmente un evento di business networking. Certo non sono le sole che si possono usare, ma queste funzionano. La morale è molto semplice: un evento di networking va organizzato come se con quello ti giocassi la tua credibilità professionale. Perché è così.

      Ecco le regole:

      1. Scegli il posto giusto
      2. Definisci e distribuisci l’agenda
      3. Distribuisci la lista dei partecipanti
      4. Ricevi con professionalità
      5. Sii puntuale
      6. Prepara dei badge leggibili
      7. Rispetta i tempi predefiniti
      8. Gestisci formalmente le presentazioni informali
      9. Gestisci formalmente le presentazioni formali
      10. Energizza e fluidifica
      11. Prenditi le tue responsabilità

      Regola 1: Scegli il posto giusto

      il business networking è lavoro, e come tale va trattato. Se la comunicazione è volutamente informale (che fa tanto 2.0 e non impegna), l’organizzazione non può esserlo. Professionalità, gente.

      Caratteristiche minime del posto giusto:

      1. facilmente raggiungibile
      2. pulito (c’è bisogno di dirlo? Sì, ce n’è bisogno)
      3. riservato all’incontro (niente gente a fianco che mangia o balla o sala in condivisione con il DJ-set)
      4. spazioso. Tu non vuoi una calca disumana in cui tocca urlare per parlarsi, quindi assicurati che il locale sia:
        1. ampio
        2. senza vicoli ciechi (le conversazioni in gruppo chiuso sono la morte del networking; quindi agisici d’anticipo e trova un posto dove è più difficile che si formino)
        3. niente tavoli e tavolini, tranne quelli per il buffet (vedi sopra). OK sedie e panche, specie se pensi di andare avanti per più di due ore
      5. ottima insonorizzazione e basso rumore d’ambiente (fondamentali, visto che tutti saranno lì per parlarsi)
      6. buon sistema di amplificazione e videoproiezione (l’evento che organizzi è anche la tua vetrina, e i partecipanti ti valuteranno dalla professionalità dell’evento, pensaci)
      7. buffet e bevande di buon livello (tu organizzi l’evento; le opportunità che si generano non dipendono da te, ma il modo in cui le persone si sentono mentre sono lì, . E tu non vuoi essere ricordato per le tartine stantie, vero?)
      8. buona ventilazione/condizionamento (anche in inverno e con solo 30 partecipanti l’effetto stalla è in agguato)

      Regola 2: Definisci e distribuisci l’agenda

      Quello che vuoi sono partecipanti decisi ad allacciare relazioni professionali, non un happy hour con 50 sconosciuti; evita qualsiasi fraintendimento distribuendo l’agenda dell’incontro uno o due giorni prima.
      L’agenda permette:

      • a chi partecipa di sapere cosa aspettarsi, e in quali momenti, e quindi di arrivare preparato, con una propria linea d’azione in testa che non confligge con il modo in cui gestirai la serata
      • agli indecisi di decidere se sono davvero interessati o no (e, nel caso di basse adesioni, di rimpinguare le fila)
      • a chi organizza (cioè a te) di ricordare quali sono le regole di comportamento del tuo particolare modo di fare business networking e, dulcis in fundo, è un buon momento per fare marketing del tuo gruppo/associazione/quant’altro.

      Regola 3: Distribuisci la lista dei partecipanti

      Quello che vuoi è favorire il maggior numero di incontri proficui fra i partecipanti. Quale modo migliore che far sapere a ciascuno di loro chi altri sarà presente? Ricordati che lo scopo dell’evento è mettere in contatto fra loro le persone.

      1. Distribuisci la lista dei partecipanti registrati in anticipo, almeno 24 ore prima (nome/ruolo/azienda/email); in questo modo ciascuno sarà in grado di valutare con chi può avere interesse a parlare
      2. se non riesci a distribuirla in anticipo, spediscila comunque il giorno dopo; se Tizio è stato rapito tutta la sera dall’esperta di comunicazione 2.0 in tacco 12 e Caio non è riuscito a parlargli, la spedizione risolve il problema (ma se questo è successo, per la prossima volta manda a memoria la regola 10)

      Regola 4: Ricevi con professionalità

      Puoi anche essere un gruppo informale, ma i partecipanti si devono sentire ricevuti come a una conferenza di alto profilo. Quindi:

      1. prepara i badge prima e disponili in ordine su un tavolo (non vuoi fare la pesca in una scatola con 50 badge di fronte a dieci o quindici persone in coda, vero?)
      2. abbi pronta la lista di chi si è registrato online…
      3. …e un modulo dove registrare a mano gli immancabili arrivi non registrati
      4. se l’evento è a pagamento, procurati spicci e banconote da 5 e 10, poche cose fanno innervosire come qualcuno che non riesce a cambiarti venti euro
      5. rendi impossibile entrare senza registrarsi, creando un passaggio obbligato
      6. organizzati perché di fronte al banco registrazione si formi una fila, non una calca
      7. metti alla registrazione il più sveglio del tuo staff (così a fine serata i conti tornano e i moduli di registrazione sono completi e corretti)

      Regola 5: Sii puntuale

      Inizia in orario; mantieni  i tempi; finisci in orario. Dici, che saranno mai dieci minuti? Sono il segno che appartieni a una cultura dove le scadenze e le responsabilità vengono interpretate invece che rispettate.

      Vuoi innovare, no? Allora comincia a dimostrare che non sei un italiano da film di Sordi.

      Regola 6: Prepara dei badge leggibili

      I badge servono per essere letti. Quindi devono essere più simili a cartelli che a biglietti da visita: chiari e immediati.

      1. Tre righe: nome e cognome, ruolo professionale, azienda, in quest’ordine
      2. scrivi in grande, le persone devono potersi “occhiare” da qualche metro (e riuscire a fingere di ricordarsi i reciproci nomi), quindi nome e cognome minimo a 48 punti, e niente sotto i 24

      Regola 7: Rispetta i tempi predefiniti

      Abbiamo già detto della puntualità, no? Bene, raddoppiamo. Magari i partecipanti non si lamentano se inizi venti minuti in ritardo, perché magari aspettavi la star della serata. Ma il rispetto dei tempi dice a tutti con che polso sai condurre le cose. Vedi tu.

      Regola 8: Gestisci formalmente le presentazioni informali

      A un certo punto le persone dovranno fare i classici 2 minuti di autopresentazione. Sai già che l’80% di loro sarà in difficoltà. Aiutali (e aiuta la professionalità della serata:

      1. crea un posto dove presentarsi agli altri: un palco, una pedana, una zona predefinita della sala, ben visibile da tutti dove quando arriva il loro turno dovranno andare per parlare
      2. stabilisci un “format” in modo che i “professionisti della comunicazione” non si parlino addosso mezz’ora e chi non è abituato a presentarsi possa trarsi d’impaccio (niente di complicato: “ciao, dicci come ti chiami, di cosa ti occupi e perché sei qui stasera”)
      3. tieni conto dei tempi: se si dice due minuti, sono due minuti per il programmatore e due minuti per il direttore marketing; è una presentazione, non una gara a chi è più figo (e ricordati che se le persone vanno fuori tempo la responsabilità è tua)
      4. non ha senso dire “venite, ci sono le presentazioni”. Sei tu che gestisci l’evento o lui che gestisce te? La sala, le luci e i tempi devono rendere impossibile perdersi quello che succede, a meno di uscire
      5. le presentazioni si applaudono tutte, o nessuna; se l’applauso non parte da sé, lo fai partire tu.

      Regola 9: Gestisci formalmente le presentazioni formali

      1. il momento di preparare le slide è prima della presentazione, non durante; i soli “tempi tecnici” professionalmente ammissibili fra una presentazione e un’altra sono quelli necessari ad aprire un file diverso (web, video, powerpoint, …)
      2. considera la possibilità di dare in anticipo ai relatori un unico modello di powerpoint da usare, in cui risultino il logo del tuo gruppo; la prima cosa che promuovi è te stesso
      3. metti le stampe delle presentazioni nelle cartelline che consegni alla registrazione
      4. non ha senso dire “venite, ci sono le presentazioni”. Sei tu che gestisci l’evento o lui che gestisce te? La sala, le luci e i tempi devono rendere impossibile perdersi quello che succede, a meno di uscire. Repetita juvant
      5. tieni conto dei tempi delle presentazioni; non limitarti a consegnare il palco al relatore di turno, tu sei lì per condurre l’evento
      6. se sono previste domande alla fine di una presentazione… tieni conto dei tempi

      Regola 10: Energizza e fluidifica

      Tutti sono capaci di godersi il buffet, ma la prova del fuoco è il periodo del “networking libero”. Si sono registrate persone di tutti i tipi, e tu sei lì perché tutti escano dall’incontro soddisfatti. Quindi:

      1. gira incessantemente per la sala, scambia due parole con tutti, ma non fermarti troppo con nessuno: è la loro serata, non la tua
      2. libera chi cade vittima di un “grande affabulatore”: te ne sarà grato e l’evento funzionerà meglio. Come riconoscere la vittima? E’ quello che batte la sala con lo sguardo alla ricerca di un perfetto sconosciuto cui gridare “sì Amedeo, arrivo!” per avere una scusa e schiodarsi. (Nota: non importa se tu non ti chiami Amedeo)
      3. aiuta i meno disinvolti a inserirsi: approcciali tu, e fagli conoscere qualcuno con cui possano fare una chiacchierata interessante
      4. se si formano dei gruppi chiusi (i gruppi chiusi sono quelli dove in un quarto d’ora non entra e non esce nessuno, e sono la morte del networking), entra e scardinali: porta via uno o due persone (“vi faccio conoscere Tizio”) o portagliene qualcuna (“ehi ragazzi questi sono Caio e Sempronia”)

      Regola 11: Prenditi le tue responsabilità

      Leggi con attenzione le schede di feedback che farai riconsegnare all’uscita. Il giudizio scritto è sull’evento, ma la valutazione implicita è sulle tue capacità di organizzarlo e condurlo: le cose che dovrai fare in modo diverso la prossima volta sono scritte lì. Anche se non ti piacciono. Nessuno è obbligato a  organizzare business networking, se non volevi essere valutato potevi andare all’incontro di qualcun altro.

      1. leggi tutte le schede di valutazione (le hai preparate, vero?)
      2. ok, se non hai raccolto schede di valutazione, chiedi a tutti i partecipanti cosa vorrebbero veder migliorare la prossima volta (non chiedergli come sono stai, rispondono “bene” e tu ne sai quanto prima)
      3. prendi nota di tutti i suggerimenti
      4. trai le debite conclusioni, cambia fornitori e riassegna incarichi. Sei quello che vuole innovare, no? Allora che ne diresti della meritocrazia?

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      Cos’è l’infografica

      Posted by Walter su mercoledì, 17 febbraio 2010

      Da vecchio appassionato di Tufte, ci sono ancora volte che si rimane senza parole

      50 Years of Space Exploration - Adam Crowe

      50 Years of Space Exploration (c) Adam Crowe

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      Quel che penso di Magic Italy: prequel

      Posted by Walter su venerdì, 12 giugno 2009

      Datemi il tempo di smettere di vomitare e di mangiarmi una tavoletta di cioccolata.
      Poi sarò in grado di esprimermi in modo civile.

      (E, naturalmente, lasciatemi fare la riunione che inizia fra poco. Ci sentiamo presto.)

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      Viva l’Italia

      Posted by Walter su martedì, 2 giugno 2009

      Oggi 2 giugno 2009 ero in Piazza del Popolo a Pesaro, proprio all’inizio della cerimonia per il 2 giugno.
      Di solito piango a questo genere di cerimonie, perché il solo pensiero di cosa ha dovuto passare questo Paese e di come si è ridotto mi fa venire i goccioloni. Voglio dire che non si può conoscere anche poco della Grande Guerra , o la storia della Divisione Acqui e poi ritrovarsi oggi a sentirsi dire di essere guidati da un “buffone sciovinista” senza poter nemmeno controbattere.

      Anche così, credevo ci fossero dei limiti di decenza che non sarebbero stati superati. Un minimo di senso della forma da parte di chi rappresenta le istituzioni. Mi sbagliavo.
      Oggi ho assistito alla più desolante, patetica, vergognosa cerimonia del 2 giugno che mi sia capitato vedere.

      Si può anche sopportare un governo di miserabili.
      Si può anche sopportare di vivere in un Paese che ha perso ogni dignità.
      Si può perfino sopportare il peggior inno della Terra, perché l’inno, come i genitori, uno non se lo sceglie.

      Ma almeno il giorno della Festa della Repubblica, diobono, un minimo di senso della decenza. O anche niente, uno non è obbligato a fare una celebrazione se non gli va.

      (semi-) Alti ufficiali (nel senso che tutt’al più qualche colonnello) che camminano avanti e indietro per la piazza d’armi come cazzo gli viene, tanto i reparti non sono ancora schierati, che sarà mai.
      Un drappello interforze che arriva marciando con la bandiera come nemmeno i bambini dell’asilo (ragazzi, ve lo hanno mai spiegato cosa significa stare al passo?)
      I vari reparti che arrivano da qui e da là, mentre quelli di prima spiegano la bandiera (quando qualcuno maneggia la bandiera si sta fermi, e che cazzo).
      Non contento, il drappello interforze riesce perfino a far staccare la bandiera durante l’alzabandiera.
      Infine, ma è una sintesi, i vari reparti che chiudono l’Inno di Mameli con un sonoro “Ué!!!”, che manco allo stadio.
      No, non è finita. Dovevate vedere il picchetto d’onore interforze.
      Se non ho sbagliato a contare erano Esercito, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Polizia Municipale; uno spettacolo: uno alto, uno basso, uno largo (assai), uno stretto, uno dritto, uno storto, e tutti che sembravano caduti dal cielo dentro la divisa e con l’arma in mano; al confronto l’Armata Brancaleone era uno spettacolo di marzialità. Giuro che nemmeno una filodrammatica scalcagnata avrebbe dato uno spettacolo così pietoso di sé e della divisa.

      Vivi complimenti ai locali Comandanti di Esercito, Carabinieri, Polizia, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia Municipale; piangere di amarezza ci può anche stare, ma lacrimare di vergogna mi mancava.

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