Neanche gli Dei…
Pubblicato da Walter Vannini su Lunedì, 4 Maggio 2009
Serata col tal gruppo informale di networking.
Mi macino un po’ di chilometri perché voglio conoscere meglio quel territorio.
Tanta gente, molta importante, tutti in tiro.
Parla lo sponsor. Si ascolta, anche se magari importa poco: loro ci mettono quei due soldi, tu gli devi quel po’ d’attenzione, fa parte del gioco, magari ti interessa.
Lo sponsor è un grosso gruppo di didattica dell’Inglese. In Inglese faccio le pulci all’accento dei nativi, ma sentiamo che dice.
Dice che loro non insegnano Inglese e basta. Loro mirano alla “excèllens”. (pronunciata proprio così, excèllens).
E hanno pure le slide. Dove ti spiegano che loro ti danno anche il “counceling”.
Occhèi, Jo.




antonio saioni detto
Che dire den ghiu per la tua amicizia. Io ho pensato quello che tu hai scritto…
Io che l’inglese lo mastico come una bistecca dura, ma con il francese vado a braccetto posso ricordarti che una persona la cui stima mi è appena scaduta ha avuto la forza personale, perchè di questo si parla, di scrivere “trade-union” con l’intenzione di scrivere trait d’union…..
E di questo losco personaggio?
Se chi deve formare è il primo a sbagliare, quanto possiamo fidarci delle scelte che faremo un domani dopo la loro formazione?
La stessa storia se parli del “coaching”… nel mio blog sto preparando un intervento su chi fa coaching su una cosa che realmente non conosce. io anzichè chiamarlo coaching lo chiamerei “in un modo di ciechi un orbo è re, io sono orbo, tu sei cieco quindi ti insegno io!”
Walter Vannini detto
Il “trade union” non l’avevo mai incontrato, ma il problema è sempre che la nostra classe dirigente è analfabeta (le eccezioni ci sono, ma così poche che sono rumore statistico).
Parlo spesso dell’analfabetismo digitale, ma quello è solo un aspetto dell’analfabetismo “tu cur”, sia che si tratti di competenze tecniche, di leadership, di assunzioni di responsabilità.
Per come la vedo io, questo Paese ha perso del tutto il concetto di responsabilità. Dove è finito il fantomatico “mondo del lavoro”, dove magari ci si taglia la gola ma almeno tutti fanno i conti con i risultati tangibili?
Io mi imbatto regolarmente in clienti che non sanno nemmeno riconoscere il loro proprio interesse aziendale, economico.
Come se vivessimo in un tempo di risorse infinite, dove quel che non decidi oggi potrai deciderlo quando ti gira, dove non importa spendere bene perché tanto c’è sempre tempo e soldi per aggiustare una, due, tre volte, dove saper fare è l’ultima delle qualità richieste, mentre ciò che conta davvero è saperla raccontare.