Ricevo da un lettore:
Dopo aver letto La caffettiera del masochista ed Emotional design mi sono subito apprestato ad acquistare Il design del futuro e devo dirle sinceramente che i primi due (soprattutto La caffettiera…) mi aveva entusiasmato.
Purtroppo non posso dire la stessa cosa dell’ultima pubblicazione, in quanto ho trovato interessanti pochissime cose (tipo 10 righe a capitolo) e credo che fosse possibile sintetizzare tutto il volume in 10 pagine.
Insomma lo trovo molto ripetitivo ed autocelebrativo. Forse è proprio di questi ‘guru’ della scienza e dell’ambiente in cui operano!? Lei cosa ne pensa? mi sbaglio?
Saluti
Pietro Galasso
Caro Galasso, grazie del pretesto. Anche la legge di gravità è sempre la stessa storia, eppure generazione dopo generazione di ragazzini sui pattini la devono riscoprire a suon di ginocchia. (Le ginocchia perdono sempre, i cortili in cemento vincono sempre).
Ora, se la domanda è: Ma Norman non ripete in fin dei conti sempre le stesse cose?
Io rispondo: sostanzialmente sì, sono concetti generali che trovano applicazione negli àmbiti più diversi
Se invece la domanda è: Ma Norman non dice in fondo delle ovvietà?
Io rispondo: se c’è ancora bisogno che le dica, evidentemente non sono così ovvie per tutti. Specialmente per coloro per i quali dovrebbero essere il pane quotidiano.
Per come la vedo io, il problema non è tanto se Norman si ripete o meno, quanto che vent’anni dopo La caffettiera del masochista quelle “ovvietà” non siano ancora ovvie nella mente di chi si fa affrettatamente chiamare designer.
Ora, secondo me anche questa è una domanda interessante:
come dovremmo chiamare qualcuno che dopo vent’anni ha bisogno di sentirsi ancora ripetere l’ovvio?
Grazie della domanda, e a risentirci.


