Non so se ridere o imbufalirmi, e nel caso se imbufalirmi per la superficialità della ricerca o per la superficialità del giornalista.
Stando al Corriere della Sera di oggi (Corsera, non Eco della Val Trompia) i manager apprezzano gli smartphone perché gli permettono di lavorare “in mutande”.
E’ quel “perché”, e il senso di sufficienza tecnoanalfabeta che trasuda, che mi dà fastidio. Sì, confesso di avere anche io risposto al cellulare dalla toilette di un ristorante. Una volta o due dalla vasca di casa mia. Spesso mentre cucino. Alzi la mano chi non lo ha fatto.
Ehi, questo significa che c’è un segmento di mercato per dei telefoni noise-canceling che eliminano lo sciabordio di sottofondo!!! O addirittura noise-padding, così posso sostituire il silenzio dell’amaca da cui rispondo il sabato con un rumore da “vero ufficio”, inclusi telefoni che squillano in continuazione e gente che ciacola in riunione (quando qualcuno li tirerà fuori, ricordatevi di averlo letto qui).
Risate a parte, forse il “mondo veloce” (come lo chiama il mio amico Camisani) non ha bisogno di venire trattato con tanta stupidità. Non ho dubbi che “i manager” (i quadri no? e gli impiegati?) rispondano anche in mutande, embé? Il punto è che qui si scambiano cause ed effetti, e questa è cattiva ricerca di mercato e, soprattutto, cattivo giornalismo. Sono disposto a scommettere 100€ contro un caffè che la ricerca dice qualcosa anche sul fatto che “i manager” controllano messaggi e mail anche a notte fonda e nel weekend, ma questo non faceva notizia, vero?
Non ho dubbi che si possa usare lo smartphone in mutande, o seduti in tazza, ma non significa nulla. Telefono in mutande perché le tecnologie mi liberano dalla necessità di essere in ufficio, dietro una scrivania, in un orario canonico.
Nella società dell’informazione, o nel mondo veloce se vogliamo, lavori lì dove sta il tuo cervello (e dove le tecnologie ti connettono); e lavori meglio se non ti distraggono ogni quindici secondi. Si chiamano lavori di concetto proprio perché si usa il cervello più delle mani.
Questo significa forse che la nostra cultura aziendale fatta di uffici, sedi, riunioni, segretarie “scusi dottore gradisce un caffè” ha fatto il suo tempo? Per molte cose, sì. Ma la testa della gente è dura da cambiare.
E’ più semplice illudersi che qualcuno chieda uno smartphone per poter “lavorare in mutande” (e quindi darglielo come status symbol e non come fondamentale strumento di lavoro) che accorgersi del fatto che spendere 10 in connettività significa risparmiare 100 in edilizia, e in mobilità inutile.
Ma naturalmente viviamo in un Paese dove i tecnoanalfabeti occupano tutti i consigli di amministrazione. Con questa cultura paleozoica, farsi vedere indaffarati conta più che lavorare in modo efficiente. Aspettiamoci quindi altri articoli di questa levatura. Complimenti, Corrierone.