La Net Neutrality, dietro tutte le sigle e il tecnocratese, è una questione semplice: chi mi vende una padella ha il diritto di dirmi cosa cuocere?

Facciamo un gioco, Silvia, giochiamo ai giovani imprenditori. Facciamo che io ero il treno, e voi eravate i produttori che dovevate mandare le uova in treno al mercato. Però io che ho i treni decidevo che vagoni dare a ciascuno di voi. Vince chi vende più uova,ok? Allora: a te dò un vagone refrigerato, ad Amir un vagone scoperto, a Kevin un carro bestiame con dentro due mucche, a Gaia un vagone pendolari con dentro i pendolari, e mette le uova sopra gli strapuntini. Allora, giochiamo?
La neutralità della rete è tutta qui: chi possiede un’infrastruttura può dettare le regole d’uso a un’intera economia, imporre condizioni artificialmente diverse a ciascun utente? Su Internet ogni pacchetto di dati è identico a qualunque altro, ma le telecom del mondo giocano sporco: mettono la zavorra ad alcuni servizi, poi fanno pagare di più il servizio senza zavorra, oppure offrono un servizio concorrente, e “migliore”.
“Puoi avere Internet fino a 999 Mega: tranne che se li usi per telefonare con Skype, ma se vuoi anche noi abbiamo un’offerta VoIP”. No grazie; loro hanno i cavi, e vogliono decidere cosa si trasmette. Nella loro mente, terziario e servizi sono il loro nuovo feudalesimo, imprenditori e innovatori i nuovi servi della gleba. Vogliamo davvero rivivere il Medioevo?
Ci sono numerose iniziative per impedire che ciò avvenga, e suggerisco www.dmin.it, da leggere, far leggere e promuovere.
Se si vuole davvero un libero mercato, allora una infrastruttura, pubblica o privata non importa, deve essere gestita secondo regole terze, condivise e non discriminatorie: io ti vendo una padella, e tu decidi cosa cucini. Altrimenti non è mercato, sono io che gioco a far vincere chi pare a me, ma in questo Silvia (10 anni) ci indica la scelta saggia: non è un gioco divertente, e se è così, tocca cambiare gioco.
Questo articolo è apparso su “La Voce di Mantova” del 23 Novembre 2006
foto ©2006 E. Goldoni


